“Il running mi ha cambiato la vita”. Parola di Italo Martini, della Direzione Risorse Umane di Pfizer Italia, che ci ha raccontato la sua storia, fatta di allenamenti, impegno, professionalità e tanta solidarietà. 

Attività, queste, che grazie a un team affiatato e al sostegno dell’azienda sono entrate a far parte delle strategie di Corporate Social Responsibility di Pfizer, primo gruppo biofarmaceutico nel mondo attivo da oltre 150 anni. Una realtà che - come si legge sul sito aziendale - riconosce la CSR come uno dei principi fondamentali che deve guidare il rapporto con i propri interlocutori.

Capitano del Running Team, attivo dal 2008 nel supportare dipendenti e famigliari nella pratica di attività sportive legate alla corsa e partner di RomAltruista per la raccolta “Corri per donare ore di solidarietà” collegata alla Maratona di Roma, Martini sottolinea subito che “uno degli imperativi aziendali è essere rispettati nella società”, da cui deriva l’attenzione e l’impegno per le attività di gruppo extra-lavorative. In questo momento la squadra conta 130 iscritti, di cui l’81% esordienti totali o quasi e di conseguenza iscritti alla Fidal per la prima volta, e riesce a rimborsare qualcosa come 700 visite mediche sportive l’anno. 

“La corsa è un ottimo modo per coltivare l’appartenenza aziendale - ci spiega Martini - ma riesce a portare questi valori al di fuori dell’azienda stessa. Poco meno della metà dei nostri runner è dipendente e, negli anni, il gruppo si è allargato ad amici, famiglie e parenti, e oggi conta perfino una decina di ex-dipendenti che evidentemente hanno trovato nella corsa e nelle qualità espresse dal collettivo un buon motivo per continuare a far parte della vita aziendale”.

Il Running Team è nato alla fine del 2007, quasi per caso. “Alcuni colleghi con la passione per la corsa si sono incontrati fortuitamente in occasione di gare podistiche. Da qui è nata l’idea di promuovere una squadra aziendale”. Idea subito promossa dall’allora direttore delle Risorse Umane, che - pur riconoscendo al nascente Running Team un percorso autonomo - ha visto nell’iniziativa tutte le caratteristiche di un buon progetto di Corporate Social Responsibility. “Non solo - spiega ancora Martini. - La comune passione per la corsa ci ha permesso di saldare i rapporti tra colleghi che operano nelle diverse sedi d’Italia, diventando quindi un ottimo veicolo di team building.” Non è un caso se il boom di iscritti si è avuto nel 2014, dopo un “road show” che ha promosso il Running Team presso gli uffici di Milano. 

Dalla passione per la corsa all’impegno solidale il passo è stato breve. “Conoscevo RomAltruista per una serie di iniziative, tra cui la riqualificazione di una casa-famiglia. Ho saputo tramite newsletter che stavano cercando dei runner, e quindi li ho contattati”. In poco tempo il team di personal fundraiser è cresciuto, e oggi  conta ben 14 runner solidali. Ogni Euro raccolto per RomAltruista si trasforma in due ore di volontariato donate alle tante associazioni che sostengono bambini in difficoltà, disabili, anziani, senza-tetto, animali, o si occupano di ambiente e natura. E così sarà anche il prossimo 22 marzo, quando Italo Martini e gli altri runner correranno la Maratona di Roma. 

“Il personal fundraising è fantastico - sottolinea in chiusura di intervista - perché permette la creazione di un circolo virtuoso che coinvolge parenti, amici, conoscenti. In questo senso, Rete del Dono è uno strumento ottimo: flessibile, facile da usare e veloce. In mezz'ora crei la tua pagina e puoi iniziare a raccogliere fondi”.

Il progetto sostenuto da RomAltruista e dal Pfizer Running Team ha già raccolto oltre 7mila euro su un obiettivo iniziale di 5mila. Naturale chiedere a Martini quali sono gli ingredienti di un buon personal fundraising. “Riconoscere la sfida, affrontarla come un percorso di team perché uniti si vince. Buttarsi e vincere il timore di chiedere, perché non si sta chiedendo nulla per se stessi. Essere determinati e costanti.”

E gli strumenti? “Mi aiutano molto le e-mail, che sono veloci e permettono di far girare il link per la donazione. Ma anche il contatto personale e i social media sono importanti: il primo crea la relazione, questi ultimi la visibilità non finalizzata direttamente alla donazione”.