Nel post scorso, ho cercato di spiegare cosa comporti avere un blog. Ho provato a raccontare di quanto questo strumento di comunicazione sia importante per le persone, se vogliono promuoversi, e quanto lo sia a maggior ragione per le organizzazioni, se vogliono instaurare un dialogo più diretto con i propri stakeholder grazie a un luogo virtuale che li raccolga e rappresenti tutti.

Per certi versi e in certi contesti, scrivevo, l’apertura di un blog diventa quasi indispensabile perché permette di raccontare con maggiore efficacia la vita di un ente, complici un tono più caldo e solitamente distante dalla comunicazione istituzionale comunemente intesa e con una potenzialità di condivisione certamente più alta rispetto a qualsiasi altro canale, fatto salvo, forse, il mondo dei social network.

Oggi, invece, provo a rivolgermi a chi vuole raccontare la propria passione sul web, sia portando la mia esperienza, sia gli insegnamenti che traggo nel confronto coi colleghi, sia l’analisi delle dinamiche d’investimento sullo strumento che vedo realizzarsi puntualmente quasi fosse una sorta di parabola a cui, a una prima fase di entusiasmo, ne segue una di repentino abbandono.

ResponsabilitàMuovendomi da questi presupposti, nel tempo ho rafforzato la convinzione che un blogger deve avere, come primo requisito, un forte senso di responsabilità, una responsabilità non solo nei confronti degli altri ma, come prima cosa, verso se stesso. Deve, più semplicemente, essere in grado di assumersi il rischio di ciò che scrive, comprese le conseguenze indirette.

Provo a spiegarmi: scrivere non è per tutti. Se fai musica e sei sotto un’etichetta e scrivi di poesia, nessuno ti dice niente. Diversamente, se fai musica, sei sotto un’etichetta e scrivi di musica, be’, non è detto che tutti siano d’accordo e allora potrebbe essere un problema.

Perché un blog non è solo promozione. Non è solo marketing. Lo diventa poi, come naturale conseguenza di un atto di comunicazione. Scrivere un blog significa rendere pubbliche non solo competenze, strumenti, tecniche, ma anche punti di vista, posizioni, comportamenti, carattere. Insomma, significa mettersi in gioco, e quando il gioco si fa serio, allora serve capire che tipo di pedina vuoi essere.

Questo è il primo aspetto.

C’è poi un altro aspetto che non va dimenticato e ha a che fare con la continuità.

AspettativeQuando scrivi, le persone che ti seguono e si iscrivono al tuo sito per ricevere puntualmente i contenuti che pubblichi, lo fanno perché in te pensano di avere trovato degli spunti validi e degli interessi in comune. Così, si creano delle aspettative, aspettative di qualità e quantità che non vanno disattese. Non disattendere significa impegnarsi a trovare dei contenuti sempre freschi, vivaci, stimolanti. Insomma, un gran lavoro, di ricerca e di tempo.

Concludo, individuando alcuni princìpi generali per una corretta gestione di un blog. Eccoli elencati:

  1. sviluppa e migliora continuamente i contenuti, definendo per quanto possibile un piano editoriale o, almeno, avendo chiaro un filo conduttore che permetta di intravedere un’architettura che abbia un senso;
  2. stimola il dibattito e il confronto senza scadere nella provocazione: la provocazione piace a tutti ma non sempre è utile ai processi di crescita di qualità e molte volte fa arrabbiare. Adoperati per capire quando serve e quando no;
  3. sii costante e scrupoloso nella produzione dei contenuti: scrivi, pubblica, condividi, monitora, analizza;
  4. dedica tempo allo studio e alla raccolta delle informazioni, da qualsiasi parte provengano ma ricorda di citare se copi, perché potrebbe diventare molto imbarazzante. In Rete, si trova tutto e di tutto.

 

Quello di “farsi un blog” non è un vezzo ma deve partire da una scelta precisa e consapevole.

La strada è in salita ma se ti distingui, ti dà un sacco di soddisfazioni che vale la pena vivere, almeno una volta.