Corsa e solidarietà vanno a braccetto. Entrambe, infatti, hanno una forte componente di sfida con gli altri e con se stessi, e condividono la determinazione quale fattore determinante per raggiungere l’obiettivo prefissato. Lo sanno bene i numerosi runner che hanno deciso di trasformare la loro passione per la corsa in un gesto concreto verso il prossimo e, tramite Rete del Dono, raccogliere fondi per sostenere progetti ad alto contenuto solidale.

Ma c’è un altro tema che merita di essere approfondito: l’atteggiamento mentale con cui si affrontano le sfide, in pista e fuori. Proprio per questo motivo, abbiamo deciso di intervistare Giuseppe Tamburino, che dall’alto della sua esperienza ha deciso di portare in Italia un ruolo inedito, il Running Motivator, a cavallo tra sport e Team building. A lui il compito di spiegarci chi è e cosa fa il professionista che ti insegna a vincere una gara prima di tutto con la testa.

Il Team building è un concetto molto importante. Ci puoi spiegare cos'è e qual è la tua particolare visione a riguardo?

Il team building è un'attività molto di moda, che a mio avviso a volte è stata travisata. Metodologie spesso troppo "americane" che vengono adattate a identità mediterranee. Penso che il Team building sia soprattutto un'attività di partecipazione e che debba essere effettuata su terreni ed esperienze comuni, in gara o in azienda. La corsa come elemento naturale ben si adatta a questi scopi. Si può correre in gruppo, in staffetta o in attività di orienteering. La corsa ti fa misurare con te stesso e con gli altri. Con la corsa puoi raggiungere il traguardo di ogni maratona.

Quant'è importante la motivazione? E come si fa a stimolarla in chi è "incollato al divano"?

La motivazione è tutto nella vita. Senza motivazione, ma soprattutto senza passione non si raggiunge nessun risultato. Non si può vivere una vita solo per sopravvivere. La motivazione devi comunque averla dentro di te. La si può aiutare a emergere accompagnando le persone nel loro percorso di ricerca di una consapevolezza responsabile. Il Running Motivator non insegna, ma ascolta e ogni tanto racconta aneddoti che possono servire a capire che ciascuno di noi ha dentro di se delle possibilità infinite, soprattutto se lega la propria motivazione al supporto a una buona causa.

Questa è una regola che vale per tutti, privati cittadini ma anche aziende. Penso a Power Emprise che da quattro anni partecipa alla Milano Marathon con le sue staffette, grazie alle quali raccoglie fondi per le attività di clownterapia di Dottor Sorriso. In questo caso l’azienda assume un ruolo molto importante; si mette in gioco “in prima persona” e diventa promotore di attività solidali a beneficio della collettività.

Ma non mancano ovviamente le occasioni in cui il “team building” nasce spontaneamente, a partire dalle persone, talvolta dopo particolari esperienze di vita che segnano ma rendono più forti. A questo proposito, meritano una menzione “le Pink” di Fondazione Veronesi, che si mettono in gioco e corrono la maratona per ribadire che è possibile sconfiggere il tumore al seno.

Ecco, parliamo del tuo ruolo. Cos’è il Running Motivator?

Il Running Motivator prende per mano le vite che si sono impigliate in qualche necessità dell’esistere e le restituisce al legittimo proprietario attraverso la corsa. Tornare a stare bene con il proprio corpo, tornare a piacersi, sentirsi di nuovo adeguati allo sguardo degli altri. Perché negare che anche questo un po’ conta? Riuscirci con una attività semplice e poco costosa: camminare, dapprima, e correre poi, quasi sempre. Perché, per quanto banale sia, l’appetito vien mangiando. Camminando insieme, correndo insieme. Perché ci sono persone che da sole non lo faranno mai, perché hanno già smesso prima di iniziare, schiacciate da una voce dentro che umilia dicendo: ”Non fa per me”. In questi casi non serve un personal trainer, ma un Running Motivator. Il Running Motivator cerca di rendere la fatica un gioco, senza stress, alla ricerca di un po’ di benessere. Un’isola di un’ora nel mare della quotidianità a volte noiosa o ansiogena. Non c’è una ricetta, non è una cosa facile. Entusiasmante, quello sì. E’ come prenderli per mano e condividere un piccolo viaggio. Insieme.

Qual è il percorso che ti ha portato a questo ruolo?

L'idea è che a un certo punto mancava qualcosa alla mia esperienza di runner. Ho corso con più di 10.000 persone durante le 4 Ecomaretone. Ho ascoltato tante storie di uomini e donne che "ce l'hanno fatta". Penso sia giusto raccontare queste storie dedicando una parte del mio tempo a persone che hanno voglia di iniziare a camminare e correre.

E ora quali progetti sei attivo?

Molti sono i progetti in essere. Il primo è Radiorun, la prima web radio dedicata al mondo della corsa. La seconda è la quinta edizione di Ecomaretona, che ci vedrà partire da Trieste il 5 di luglio e arrivare a Ventimiglia dopo aver percorso lungo tutte le coste italiane. Incontreremo migliaia di podisti che ci faranno correre su percorsi suggestivi vicino al mare. Inoltre avremo modo di controllare lo stato delle coste italiane e intervistare amministratori pubblici e abitanti dei vari comuni. Inoltre, stiamo lavorando per affiancare a questa iniziativa un progetto solidale.