La splendida impresa di sei ragazzine e un atleta disabile, superare lo Stretto di Messina e raccogliere fondi per un'associazione che favorisce lo sport con disabilità.

Un anno per organizzarlo, tra contatti con le autorità e allenamenti. Un anno in piscina per ottenere un risultato che niente può cancellare: l'entusiasmo di sei adolescenti. Per le ragazze della RariNantes di Torino è stata un'esperienza fantastica, indimenticabile. Ancora di più lo è stato per Riccardo, disabile sensoriale che a 52 anni si è unito a questa iniziativa. E infine per Roberto, direttore tecnico e allenatore di tutti i partecipanti.

In acqua il primo di agosto c'erano sei teenager, quattro di 14 anni, una di 15 e una di 16. Un'età magnifica per partire dal Piemonte e percorrere a nuoto tutto le Stretto, con le sue correnti e i suoi pesce-spada. Avevano provato i campionati di mezzofondo nella laguna di Orbetello, ma niente in confronto con il mare aperto.

Scopri il progetto solidale di Riccardo e delle ragazze della RariNantes Torino

Roberto, anche i giornali locali hanno parlato della vostra prova, sportiva e solidale.

Molto di più, siamo stati salutati dal sindaco e dal consiglio comunale di Messina, intervistati in Sicilia e in Piemonte, pure in Calabria. Abbiamo fatto molto rumore. Per fortuna le ragazze non si sono rese completamente conto di quello che hanno fatto. Come si dice, la prima scalata della montagna è la più emozionante, quello che succede intorno ti scivola addosso.

Le ragazze erano tranquille durante la traversata?

Molto tranquille. Non abbiamo voluto mettere addosso tensione o aspettative. Dovevano rilassarsi. La traversata non è difficile di per sé, ma richiede allenamento, studio e disciplina. Se prendi male la traiettoria, le correnti forti ti portano oltre la costa, in mare aperto. Se inizi a sorpassare gli altri, crei confusione. Alla fine erano contente, ma non avevano realizzato del tutto quello che avevano fatto.

Come si sono trovate con Riccardo e il fatto che fosse non vedente?

Non hanno accolto Riccardo come un disabile, ma come una persona con gli occhi chiusi. A livello tecnico sportivo erano preparate, ma pensavano solo a stare insieme e divertirsi. Non erano emozionate o chissà cosa. Erano spontanee.

Riccardo e le ragazze della RariNantes

 

Per Riccardo come è stata l'esperienza

Estremamente emozionante. Va bene che aveva una corda di segnalazione, ma si è dovuto orientare in acque libere. Ha 52 anni e ha sempre fatto sport di ogni tipo, ma era contentissimo all'arrivo in Calabria.

Perché unire una raccolta fondi a una sfida di nuoto?

Alleno i disabili sensoriali e avevo proposto a Riccardo questa impresa quando iniziò a nuotare. Poi ha pure vinto i campionati italiani di categoria, e allora ha accetto la proposta. Ho pensato “perché non favorire qualcuno che non ha la stessa fortuna nostra, regalare loro un pensiero economico per fare sport”. Così ho voluto unire le due realtà che alleno, Riccardo e le ragazze, e aprire una raccolta fondi. 3000 euro, uno per metro percorso, per regalare a un'associazione i materiali per far fare sport ai disabili. Mettere insieme ragazzine, non vedenti e raccolta fondi. 3000 euro per 3000 metri. Ora voglio arrivare al 100% di raccolta, così l'impresa sarà davvero completa.

Consigli ad altri di fare personal fundraising?

Siamo soddisfatti di quello che abbiamo fatto, senza presunzione. Dico solo che tutti possono fare quello che abbiamo fatto noi. Dobbiamo sensibilizzare le persone normodotate circa gli aspetti e i limiti che la disabilità crea. So bene che dopo aver letto la nostra storia, in molti passeranno oltre e si dimenticheranno. Ma altri no, e quindi ogni intervista è ben accetta. Meglio parlarne, sempre.

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