Maratone che saltano, divieto di andare a correre, raccolte fondi di successo nel giardino di casa. Con Marco Raffaelli, autore di Storie Correnti e blogger di Repubblica.it, abbiamo riflettuto su come saranno cittadinanza attiva, running e fundraising dopo il Covid-19. Lui, che avrebbe dovuto raccontare la Rome Marathon dentro le quinte, con tutte le emozioni dei corridori e la bellezza di unire allo sport l'emozione di una raccolta fondi per la propria causa solidale, ora ci parla da casa. La maratona non è stata fatta, l'Italia è ferma, ma la voglia degli appassionati non è calata.

I runner si raccontano

“Mi sarebbe piaciuto tanto raccontare la Rome Marathon con Rete del Dono, e invece eccomi qui a guardare fuori dalla finestra, aspettando il momento in cui potrò tornare a correre” dice Marco. Con lui stanno soffrendo tutti i runner solidali d’Italia; alcuni magari attendevano con trepidazione la loro prima gara, dove avrebbero messo a frutto gli allenamenti dei mesi passati. Eppure rivela “mai come in questo momento di stop il blog si è riempito di contributi: in tanti hanno voluto raccontare come la stanno vivendo, come hanno reagito”.

Running e fundraising

L’energia inespressa nella corsa è diventata voglia di fare qualcosa per gli altri: “C’è in giro tanta solidarietà, si sono moltiplicate le storie di piccoli miracoli quotidiani: persone che si sono messe in gioco, con i mezzi che avevano, e sono riuscite a fare del bene con il volontariato o raccogliendo fondi e mascherine nel proprio quartiere. E anche fundraising tramite lo sport come Alex Tucci, ultra trailer che sulle scale di casa ha percorso più del dislivello del monte Everest; o Mikhael Bellanza, da Lodi a Capo Nord a piedi in compagnia del suo cane”.

I runner, cittadini consapevoli

“Dal momento del lockdown - prosegue - mi sono chiesto come sarebbe stato raccontare i runner senza il running. E secondo me senza gare, senza performance, senza aspetti competitivi, la corsa si è purificata ed è tornata a parlare di passione, di vento tra i capelli, di umanità e anche di sociale”. La sensazione è che adesso la sensibilità ci sia per trasformare tutta la categoria in cittadini consapevoli e attivi: “Chi si è messo in gioco e ha usato i social non per far polemica ma per condividere il bene, ha avuto seguito: le persone oggi sono pronte a seguirti e talvolta anche a imitarti”.

Il futuro - 1: una Rome Marathon lunga un anno

In questo senso la nuova Rome Marathon è un’idea azzeccatissima: “È la prima grande finestra sul mondo del personal fundraising romano, con Rete del Dono a fare da punto di riferimento e convogliare tutte queste energie positive”. I grandi eventi sono momenti di accelerazione delle donazioni, ma questa emergenza suggerisce anche che “oltre a muoverci di fronte a grandi appuntamenti o emergenze, dovremmo imparare a fare il nostro pezzettino tutti i giorni. La solidarietà andrebbe coltivata sempre, le iniziative di fundraising dei runner dovrebbero essere attive 365 giorni l’anno”.

Il futuro - 2: più spazio alle iniziative dal basso

Le non-maratone hanno fatto emergere un altro fenomeno: quello delle iniziative solitarie, delle storie di personal fundraising nate dal basso che hanno coinvolto molte persone. “Andrebbero incentivate queste campagne, spesso attivate per piccole realtà locali le cui attività hanno bisogno di fondi e visibilità. Le Maratone solidali non sono solo le staffette, spesso attivate in favore di organizzazioni abbastanza note. Su Rete del Dono di campagne dal basso ce ne sono già molte, ma credo che ci sia ancora una potenzialità inespressa. Dopo l’emergenza Covid-19 dovremo essere in grado di liberare queste forze personali: se supportate da una piattaforma affidabile, le campagne di FR sono imprese alla portata di tutti”.

Il futuro - 3: think local

Come far sì che, dopo il Coronavirus, lo sport non sia mai più “solo sport”? Una risposta può essere “legarsi al proprio territorio. Metterci la faccia per raccontare ciò che fai tutti i giorni nel tuo quartiere: accanto ai grandi obiettivi, per migliorare il mondo possiamo partire da piccole azioni concrete e locali. E questa cosa spesso è più comprensibile per la gente. Quindi il suggerimento ai runner è: aprite gli occhi nel vostro quartiere, scopritene i bisogni voi che lo esplorate meglio di chiunque altro durante i vostri allenamenti”.

E tu runner, come stai vivendo questo periodo?
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