Definizione giuridica della raccolta fondi, defiscalizzazione chiara per le donazioni, ma anche divieti inutili e la conferma dell'idea che terzo settore si faccia quasi gratis. Carlo Mazzini, esperto di legislazione degli enti non profit, ci spiega la nuova riforma del terzo settore, partendo da un punto che ormai è diventato il suo mantra dall'annuncio del governo: entro pochi giorni saranno pubblicati in Gazzetta Ufficiale i tre decreti legislativi, ma poi mancano altri 31 decreti attuativi necessari a rendere efficace la legge. Insomma siamo sempre in un limbo..

 

Il Non Profit potrà raccogliere fondi

Intanto c'è il riconoscimento giuridico della raccolta fondi, una novità che porterà le Onp a non doversi più giustificare per il fundraising. “Si conferma che un'organizzazione può raccogliere denaro in svariati modi, dalle elargizioni liberali al crowdfunding”. Sembra una ovvietà, e lo ammette anche Mazzini, ma sono tantissime le amministrazioni pubbliche che di continuo contestano i metodi di raccolta e accusano le realtà di essere profit; “Ricordo una Ong a cui è stato contestato di essere una impresa perché aveva chiesto una anticipazione bancaria, con tanto di blocco dei conti correnti per un mese”.

 

Social Bonus, vendite e defiscalizzazione delle donazioni

Sempre tra i lati positivi, c'è la defiscalizzazione delle donazioni, al 30% fino a 30mila euro, mentre per le aliquote più alte viene cancellato il limite dei 70mila euro di oggi e si potrà dedurre fino al 10% del proprio reddito. “Per i Big Donor, sarà un incentivo notevole. È vero che solo il 5%-15% poi scarica queste spese, ma si tratta di un'opportunità comunque interessante per molte organizzazioni, sia piccole che grandi”. Si affianca a questa il Social Bonus, una sorta di Art Bonus ma su immobili dello Stato concessi in gestione a Onp, tipo quelli confiscati alle mafie. “Tanti lamentano i costi eccessivi per stabili in concessione gratuita, in quanto grandi, storici o decadenti. In questo caso, il donatore avrà un credito di imposta persino maggiore del rispermio d’imposta ottenuto con l'erogazione liberale”. Infine l'allargamento alle attività commerciali, su cui si dovranno pagare le imposte, precisa Mazzini “Per chi vende prodotti solidali o sociali, magari nei supermercati, si apre un regime meno concessorio di oggi, ma più liberale e utile per arrivare a nuovi clienti che domani diventeranno nuovi donatori”.

 

Tetto a stipendi allontanerà i migliori scienziati

Non mancano le critiche degli esperti, sia alla norma che prevede che i soldi del 5 per mille non vadano a campagne per incentivare la raccolta attraverso il 5 per mille, sia sui tetti agli stipendi: “Terranno lontani i migliori restauratori, i migliori scienziati, anche i migliori esperti di marketing – lamenta Mazzini – non puoi chiedere a un grande biologo di fama mondiale di studiare le cause del cancro per 1200 -1700 euro al mese. Non è pauperismo, è mercato, andrà da altre parti per cifre tre volte maggiori. In questo modo si schiaccia l'idea di non profit a qualcosa di povero, volontario, anzi “missionario”. Si continua a domandare ipocritamente “dove va a finire il mio euro” invece di chiedere “quale effetto ha il mio euro”, come ha cambiato la vita delle persone. Non si guarda ancora l'impatto sociale”.

 

Il registro del Terzo Settore che aiuterà aziende e PA

C'è però un punto che può essere utile sia alle non profit, sia alla pubblica amministrazione, sia alle stesse aziende impegnate socialmente o a piattaforme di crowdfunding come Rete del Dono: il registro del terzo settore. “Tutte queste realtà avranno in un attimo la conferma che quel soggetto è affidabile, garantito dallo Stato. Certo serviranno controllori migliori, ma d'altronde per cosa paghiamo le tasse?”. La domanda di Mazzini è una puntura a quella PA che troppo spesso ha dimostrato poca professionalità e formazione sul tema del non profit: “Un tempo c'era l'agenzia delle onlus, con grandi professionisti, ma è stata chiusa. Una nuova authority all'inglese ha già ricevuto il No del governo, io spero solo che non nascano piccoli uffici nelle Regioni, dove parcheggiare l'ufficiale incapace o inefficiente. Avrebbero costi alti e una utilità pari a zero”.