Si può correre immaginando di volare. E’ possibile, ma soprattutto giusto farlo. Ce lo insegnano Alessandro Mennella e gli altri runner di Rare Partners, che si stanno preparando alla prossima Milano Marathon per sostenere la ricerca per la cura della Sindrome di Usher, una malattia rara che colpisce udito e vista.
La campagna Run4Usher ha già raccolto oltre 27mila Euro su un obiettivo di 40mila. A giustificare questi ottimi risultati è il magico intreccio tra vicende personali, fundraising e organizzazione del team. Team che abbiamo voluto sentire per un’intervista, in quanto se da un lato ci pare il minimo mettere a disposizione i nostri canali online per far conoscere questo splendido progetto, dall’altro vogliamo che il nostro blog diventi in breve tempo uno spazio di discussione e approfondimento per tutti coloro che, a diverso titolo, vivono il mondo del fundraising, del personal fundraising e del crowdfunding. Per questo motivo, oggi pubblichiamo l'intervista a Marcella Zaccariello, responsabile Fundraising di Rare Partners, e a Laura Gargiuolo, Personal Fundraiser dell'organizzazione.

Marcella, puoi spiegare ai nostri lettori come vi siete avvicinati al Personal Fundraising?
Abbiamo scoperto questa tipologia di raccolta fondi in occasione della Milano City Marathon del 2013 e ci è subito piaciuta. Negli anni successivi abbiamo dedicato sempre più impegno ed energie a questa iniziativa e cercato di migliorare la nostra capacità di utilizzo di questo strumento.
 
Quali strategie avete utilizzato per coinvolgere i vostri Personal Fundraiser e consentire loro di lavorare al meglio sugli obiettivi prefissati?
Abbiamo cercato di coinvolgere come Personal Fundraiser persone molto motivate, in quanto convinte della nostra buona causa e della serietà dei nostri progetti. Loro ci hanno messo l’entusiasmo e l’impegno quotidiano, noi gli abbiamo dato gli strumenti che nel tempo avevamo affinato per questo tipo di raccolta fondi.

Laura, come ti sei avvicinata al Personal Fundraising e perché?
Sono stata attratta dalla passione e dalla serietà delle persone che sono impegnate in Rare Partners. Inoltre mi sembrava un’occasione unica per dare un contributo al di là della semplice donazione.
 
Qual è la sfida che stai affrontando e quali sono le tue opportunità nel ruolo di Personal Fundraiser?
La sfida più grande è quella di passare il messaggio giusto al più grande numero di amici e conoscenti, per fargli capire il valore dell’iniziativa di Rare Partners. La grande opportunità che questo ruolo di Personal Fundraiser mi offre è quello di allargare e consolidare il network di amici veri, con i quali condividere non solo momenti di svago, ma anche un impegno che abbia una reale ricaduta sui malati affetti da patologie rare.
 
Quali sono gli ingredienti giusti per affrontare questo percorso? Quali consigli daresti a chi vuole diventare Personal Fundraiser o già lo è e vorrebbe migliorare i propri risultati?
Gli ingredienti giusti sono a mio parere dedizione, passione e metodo. L’attività di Personal Fundraiser richiede tanto tempo e la disponibilità a mettersi in gioco e sopportare anche qualche piccola delusione. Il consiglio che mi viene in mente per chi si avvicina a questa attività o la vuole migliorare è quello di cercare di interiorizzare il più possibile il concetto che non si stanno chiedendo soldi ai nostri amici, ma stiamo dando loro l’opportunità di contribuire ad un progetto altruistico e di grande valore sociale. Solo con questa convinzione profonda si può essere veramente efficaci in questa attività.