Raffaele Gerbi, dopo aver perso il suo piccolo Thomas, ha fondato UNA Onlus e ha deciso di legare le campagne di raccolta fondi alle sue imprese sportive. La prossima sfida è la finale mondiale di Ironman 70.3 che si svolgerà a Chattanooga (Usa) il 10 settembre.

Raffaele quale percorso ti ha portato ad amare Triathlon e Ironman? 

La passione per il Triathlon è nata quando se n'è andato mio figlio a causa di un neuroblastoma. Uno dei dottori che si era occupato di curare Thomas mi invitò a partecipare a una gara di Thriatlon per alleviare il momento di difficoltà che vivevo. Dalla mia prima gara all’Isola d’Elba, quasi 10 anni fa, ho capito che era uno sport sano e positivo e che mi avrebbe potuto far star bene.

C’è un legame particolare con il Dr. Luksch, che sosterrai con il tuo fundraising?

Il Dottor Luksch è stato parte del team che ha provato a curare mio figlio ed è uno degli esperti italiani per la cura al Neuroblastoma. Con UNA Onlus, l'organizzazione non profit che ho creato con altri genitori che hanno perso i loro figli a causa del neuroblastoma, abbiamo collaborato col dottore per cercare di finanziare la ricerca e garantire maggior supporto possibile ai giovani malati. È il mio punto di riferimento in questo settore.

C’è una campagna di crowdfunding, tra quelle che hai portato avanti in passato, che ricordi con maggior orgoglio?

La campagna di raccolta fondi abbinata a una delle prime maratone di Milano a cui ho partecipato ebbe un gran successo. In quell’occasione, io e mia moglie abbiamo avviato due raccolte, io come maratoneta e mia moglie come staffettista. Al termine della competizione risultammo essere tra i fundraiser migliori! Puoi immaginare la soddisfazione. Per due anni ho deciso di non dedicarmi in prima persona al crowdfunding spingendo amici e colleghi a farlo. Volevo fargli provare questa esperienza che mi ha regalato tanta motivazione e responsabilità.

Come ti ha supportato Rete del Dono?

Ormai sono anni che utilizzo la piattaforma di Rete del Dono e posso dire di averla vista crescere. Col tempo, è migliorata tantissimo ed è diventata uno strumento versatile, semplice e molto intuitivo. Anche il personale è stato sempre disponibile con me e mi ha sostenuto in maniera efficace nell’apertura delle campagne e nell’utilizzo del materiale.

Rete del Dono ti ha anche dato visibilità?

Molto di più, mi ha reso “famoso”, al punto che dalle loro comunicazioni mi hanno conosciuto delle realtà che hanno deciso di aiutarmi. Per esempio questa volta mi ha contattato la Deda Elementi, per offrirmi la fornitura delle ruote a profilo alto che utilizzerò nella finale del 10 settembre. Rete del Dono mi ha aiutato a farmi conoscere da tante persone lontane.

 

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