Ottanta donne con una storia alle spalle, un tumore, operazioni e cure dure e lunghe. La loro risposta a tutto questo? Rimettersi in gioco, anzi in pista, con la corsa. Diventare Pink per la Fondazione Umberto Veronesi e iniziare a correre e raccogliere fondi per la ricerca scientifica.

Dopo aver “conquistato Milano”, il progetto di Fondazione Umberto Veronesi è sbarcato a Roma, Verona e Torino. L'esperimento sta andando alla grande. In pochi mesi, oltre 36 mila euro raccolti, 650 donazioni. Un successo, grazie a queste 80 protagoniste che ci hanno messo gambe, faccia e cuore.

 

Storie diverse da condividere per stare meglio

“Da quando ho conosciuto le Pink all'ospedale, mi hanno dato speranza e forza. Ho desiderato di farne parte e ora so che è molto di più di quello che pensassi” Stefania è arrivata quest'anno, guida del gruppo di neofite di Milano. Tra le compagne ha trovato tante storie diverse dalla sua con cui confrontarsi. “La condivisione è la nostra vera forza, ed è essenziale per noi riuscire a ritagliarci questo momento!”.

Corrono insieme, sfidano le difficoltà e allo stesso tempo raccolgono fondi per la ricerca contro quella malattia che hanno colpito anche loro. “Chiedere fondi all'inizio mi imbarazzava. Quando ho interiorizzato l’importanza della ricerca ho cambiato prospettiva. Senza la ricerca, non avrei il seno o avrei dovuto sottopormi a cure ben più devastanti della mia quadrantectomia. È un bene per la società”.

Pink di Milano

Non vendiamo pentole, ci impegniamo per il futuro dei nostri figli”

“La sfida dei 10 km alla Beauty Run è stata una vera novità. Correre non era il mio sport, ma ora è la mia ricarica. Il nostro di Verona è un gruppo splendido, e sono orgogliosao di essere stata scelta come capogruppo” Anna è giovane, sorridente e motivata. “Oggi ci diamo la una spinta a vicenda, anche nella raccolta. Dobbiamo capire noi stesse che non stiamo vendendo pentole, ma ci stiamo impegnando per noi stesse e per il futuro dei nostri figli”

“Per promuovere la mia raccolta, inizialmente ho condiviso su Facebook la mia sfida ma poi mi sono resa conto che era molto dispersivo. A quel punto ho cambiato strategia e deciso di mandare messaggi personali su Messenger e Whatsapp. È diretto, non scappi. Forse sono stata provocatoria, ma con 5 euro a testa si raggiunge l'obiettivo. E da lì sono partita, con volantini e manifesti anche nel mio paese. Ho allargato il tiro, l’entusiasmo ha fatto la differenza”.

 

Un entusiasmo contagioso per far conoscere la malattia e le donne che l'hanno vissuta

Molto spesso, il tema della malattia rimane in casa, chiuso tra le mura. Le Pink lo portano fuori. E se tanti vedono solo donne che corrono, per loro è molto di più “Ci mettiamo la faccia e condividiamo la nostra storia”. Anche a Torino, dove la Fondazione Veronesi è meno conosciuta che a Milano, la determinazione di queste donne ha fatto la differenza. “Quelli che abbiamo coinvolto sono entusiasti della nostra voglia di mettersi in gioco” conferma Enza, la referente della città.

“Io sono sempre stata molto amata e oggi queste persone mi aiutano ad organizzare eventi per la raccolta e per sensibilizzare altre persone. Mi sento apprezzata dai miei familiari, dai miei colleghi. Sono fortunata, e credo che sia giusto condividere la fortuna con altre donne che forse ne hanno avuta meno. Condividere aiuta a non farti sentire solo e a capire che altri hanno vissuto la tua stessa storia”.

Pink Torino

Ricevere le donazioni è graficante quanto arrivare al traguardo

L'esperienza ha galvanizzato Enza e le sue compagne: “Siamo un gruppo forte, ma chiedere ad altri uno contributo economico non è stato facile. A livello fisico, la corsa è faticosa, ma provarci e arrivarci è gratificante. Oggi posso dire che è lo stesso per le donazioni. Tutto è difficile all'inizio, ma quando cominciano ad arrivare è un successo. Ora puntiamo sulla Mezza Maratona di Torino e, a seguire, organizzeremo una camminata di 2 ore a Superga portando amici e conoscenti, per sensibilizzare sull'importanza della ricerca e condividerne i successi”.

La forze del racconto dell'esperienza personale

"Il gruppo è sempre più coeso e ci facciamo forza l’un l’altra. Insieme corriamo meglio, siamo più forti, la fatica si sente meno. All’inizio non davo molta fiducia all’idea di un gruppo di donne. Invece ci ha portato armonia, equilibrio e forza soprattutto. Mi ha resa consapevole di quanto fossi vulnerabile prima, senza la certezza di queste donne che inconsapevolmente sono diventate dei miei punti di riferimento". Francesca, del gruppo di Roma, ha le idee chiare e l'entusiasmo di chi ha scoperto di poter essere utile agli altri anche oltre la raccolta fondi. Sono stati i social a darle questa consapevolezza: "Non avevamo capito fino in fondo quanto le nostre esperienze raccontate sui social potessero fare del bene e aiutare le altre persone. Ci hanno risposto in tante ringraziandoci perché davamo loro speranza non solo di sopravvivere alla malattia ma di potersi riprendere pienamente la vita in mano e semmai migliorarla avendo inoltre una percezione permanente del concetto di ineluttabilità che gli altri, che non hanno affrontato la malattia, non hanno"

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