C’è uno sport in cui si può correre stando seduti e in cui la forza delle braccia serve tanto quanto quella nelle gambe. Le gare di Joëlette permettono ai ragazzi con disabilità di tagliare il traguardo con il vento in faccia e accanto alle persone che amano. Quest'anno hanno avuto un sapore speciale. La squadra dell'associazione italiana Sod ha preso parte ai mondiali rappresentando il nostro paese, e ha deciso di unire la sfida sportiva a una solidale, con una raccolta fondi su Rete del Dono. Un'esperienza due volte bella, che ha trovato l'entusiasmo di tantissime persone, tra amici, conoscenti e pure sconosciuti; sono stati quasi 300 i donatori, e l'obiettivo iniziale di 10mila euro è stato ampiamente superato, arrivando ad alzare l'asticella a 15mila. Ad oggi la lancetta è a 18mila euro!

Spingere tutti insieme

“Quando ho scoperto la Joëlette, l’ho vista come un simbolo: bisogna spingere tutti insieme fino alla fine. È proprio quello che succede nella vita di una persona svantaggiata, che può arrivare più lontano grazie a chi gli sta intorno”. Diana Vitaliè mamma di Carolina, ragazza affetta da displasia setto-ottica, una malattia molto rara, invalidante e complicata da gestire. Ha attraversato momenti difficili, in cui si è sentita sola con la sua battaglia, ma non ha mai rinunciato allo sport per sua figlia. Dall’equitazione all’atletica, la sua associazione, SOD Italia Onlus, si è sempre prodigata per concedere ai bambini con disabilità le stesse opportunità di tutti gli altri. “Un giorno, durante un’escursione, ho visto questa carrozzina, inventata da un francese per accompagnare il nipote affetto da miopatia sui sentieri di montagna. Ho pensato subito che era perfetta per le corse podistiche, perché permette di partecipare anche a chi non può farlo in autonomia”.

Una festa… mondiale

Nel 2014 Diana e la SOD cominciano a prendere parte alle gare con la Joëlette. La vettura ha una ruota sola, un sedile per il ragazzo da trasportare e due coppie di lunghi manici davanti e dietro. Servono almeno due persone per ogni gruppo (ma possono essere anche di più) e tanto spirito di squadra: “La coordinazione è fondamentale, bisogna correre allo stesso passo e mantenere l’equilibrio”, spiega Vitali. Altre famiglie si aggiungono e le sfide aumentano, tanto da portare l’associazione alla 13esima edizione dei mondiali di Joëlette, il primo giugno 2019. Un’esperienza incredibile per la fondatrice di SOD: insieme al team di sua figlia, che aveva lo zio come alfiere, ci sono quelli di Irene e Maurizio, sostenuti senza tregua dalle rispettive famiglie. La gara, che va in scena a Saint Trojan les Bains (Francia), sotto un sole cocente e 30 gradi di temperatura, è una festa. “C’erano cento squadre e noi siamo arrivati 41esimi. I francesi ci hanno coccolato dall’inizio alla fine, sostenendoci in pista e suonando l’inno d’Italia al momento della premiazione”. Ma quello che colpisce di più Diana sono i volti dei bambini sulle Joëlette: “Nei loro sguardi ho visto la gioia di chi vive lo sport senza ostacoli”.

Un sogno diventato realtà

Gli ostacoli ci sono stati, invece, per i genitori di questi bimbi, che negli anni si sono fatti in quattro per garantire loro una vita senza rinunce. “Non tutti capiscono la sensazione di solitudine che si prova quando si ha un figlio con una malattia rara. Vedere Carolina in Joëlette è la mia rivincita, un sogno che si avvera”. La stessa cosa devono aver pensato a Rio nell’Elba, dove il piccolo Maurizio Ermacora è l’eroe di tutti: la sua Joëlette l’hanno spinta anche dall’isola, con oltre mille euro raccolti in vista della gara. “Abbiamo creato una pagina apposita su Rete del Dono, i concittadini di Maurizio si sono identificati nella sua storia”. Oltre all’emozione dei ragazzi e alla commozione degli adulti c’è un magnifico risultato concreto di crowdfunding: oltre 17mila euro complessivi, grazie anche all’entusiasmo contagioso dei fundraiser. “Siamo partiti con 10mila euro di target, ma dopo poco più di un mese avevamo già raggiunto l’obiettivo. Abbiamo alzato a 15mila e superato presto anche quella soglia. Quando si fanno le cose con passione, non ci sono limiti”.


Correre con il cuore

Fra chi ha dato una mano a questo splendido progetto c’è Carlo Fornario, ex campione di scherma, ora responsabile Relazioni Istituzionali di Fondazione Telethon e fundraiser per Sod in occasione dei mondiali di Joëlette. “Se vuoi arrivare primo, cammina da solo. Se vuoi arrivare lontano, cammina insieme agli altri”. La frase che ha scelto per lanciare la raccolta solidale gli appare ogni mattina sul muro davanti all’ufficio e gli ricorda i valori fondamentali dello sport, come ha spiegato in un post su Linkedin. “Lo ammetto, non mi ero mai trovato troppo d’accordo col Barone De Coubertin: non avendo mai trovato ostacoli nel partecipare, ho sempre creduto che sola cosa importante nello sport fosse vincere! Negli ultimi mesi però sono cambiate molte cose. Conoscendo questi eroi - meravigliosamente perdenti - ne sono rimasto affascinato, incantato dai loro sforzi e dalla tanta passione per provare la gioia e il gusto di partecipare, solo quello... proprio le emozioni che, per la tensione della gara, troppe volte non ho provato, anche quando ho vinto!”. Così come tanti altri, Carlo ha fatto la sua parte per coronare il sogno di questi ragazzi. Perché, sostiene lui, “l'unico muscolo davvero necessario per correre è il cuore”.

La corsa non è finita  

Ma i traguardi più importanti sono quelli ancora da tagliare: SOD parteciperà ai prossimi campionati europei di Joëlette e ha intenzione di organizzare la prima edizione italiana. La cifra raccolta ai mondiali, invece, servirà per acquistare tre Joëlette che non saranno di proprietà esclusiva, ma verranno messe a disposizione di tutti. “Finora le vetture ci sono state prestate dall’associazione ‘Il Cammino Possibile’. Senza il loro aiuto e quello di Rete del Dono questa fantastica avventura non avrebbe preso forma”. Diana Vitali aveva già utilizzato il sistema di crowdfunding in passato, ma confessa che questo risultato è strabiliante.“Probabilmente il merito è anche di alcuni runner, che sanno muoversi bene su internet, facendo interagire i social network e la piattaforma. Se valorizzata a dovere, Rete del Dono è uno strumento potentissimo”.