Una mezza maratona, con un impegno solidale sempre al 100%: è la Santander – La Mezza di Torino, che in città sta già scaldando cuori e muscoli. Organizzazioni non profit, corridori e donatori sono allo sprint finale in vista del prossimo 31 marzo.

Tante corse in una

Oltre alla mezza maratona (21 km, si comincia alle 10, con partenza e arrivo al Castello del Valentino), si correranno la 10 km, sia competitiva che non, e la Charity Run: 5 km aperti a chiunque, con start e finish all’Orto Botanico di via Mattioli. Per chi vuole anche pedalare, sabato 30 marzo è in programma la gara di duathlon: 5 km di corsa, 20 di bicicletta su un circuito da ripetere tre volte e ancora 2,5 km sulle proprie gambe. Prima di allacciare le scarpe, però, c’è un traguardo importante da raggiungere: il pettorale solidale, che si ottiene raccogliendo almeno 200 euro di donazioni. Una sfida che in tanti hanno già raccolto con successo.

In corsa per la vita

Un passo in più oggi a Torino può salvare una vita domani, in Africa. Merito del Comitato Collaborazione Medica, che dal 1982 lavora per la sanità in Etiopia. Donando sul progetto “Corri per la salute” si contribuisce a formare operatori dei centri di salute locali sulle patologie dell’infanzia: una diagnosi corretta e tempestiva può fare davvero la differenza per un bambino.

Whatsapp meglio della mail

“Per il terzo anno partecipiamo a questa gara e i nostri sostenitori si stanno affezionando. È una grande opportunità per fare squadra, anche in vista di progetti futuri. A parte un gruppo di fedelissimi, gli altri sono tutti ‘nuovi’: c’è chi arriva da Bologna, chi da Roma, tutti pronti a dare una mano”, spiega Erika Larcher di CCM. Proprio grazie alla generosità di donatori e fundraiser della corsa torinese, nel 2017 CCM ha potuto ristrutturare quattro strutture sanitarie nel Paese africano. Quest’anno il traguardo sono 8mila euro e i runner solidali corrono spediti verso l’obiettivo: “Seguiamo i fundraiser individualmente e curiamo le loro pagine su Rete del Dono, loro arrivano dove noi non possiamo arrivare. C’è un rapporto molto diretto: spesso comunichiamo con loro via Whatsapp anziche via mail”, aggiunge la collega Daniela Marrara.


La carica delle mamme

Tra chi ha raccolto con determinazione la sfida c’è Giovanna Ventura, psicologa e fitness coach che segue donne in gravidanza e neo-mamme. Il suo programma di allenamento, registrato con il marchio “FitMomInAction” dà anche il nome a una raccolta personale di grande successo, spiega Marrara. “Giovanna ha attivato tutta la sua rete di mamme, coinvolgendo ben 20 runner nel suo team. È una forza della natura sui social network, con tecniche di engagement da manuale: ad esempio ricompensa i donatori con consigli professionali, sia scritti che video. E i risultati non si sono fatti attendere”.

Lo sport per lo sport

In prima fila nella raccolta fondi c’è anche CasaOz, una onlus di Torino determinata a rendere migliore la vita quotidiana dei bambini affetti da malattia. E non c’è occasione migliore di una corsa per sostenere il progetto “Lo Sport per tutti”, che regala a 15 piccoli ospiti un anno di basket, pattinaggio, hockey sul ghiaccio, nuoto e skateboard. In tanti hanno risposto presente e a dieci giorni dal via, la raccolta ha già superato il target prefissato di 7mila euro.


Un’inglese a Torino

Anima e cuore di questo fundraising è Susie Howells, inglese trapiantata a Torino. “In Italia ci sono tantissimi eventi sportivi, ma non sempre è possibile collegarci un raccolta fondi. In Inghilterra invece lo facciamo fin da bambini: ogni corsetta a scuola prevedeva una sponsorship dai genitori. Ho conosciuto la realtà di CasaOz a un convegno e gli ho lanciato la proposta: avrei organizzato io il fundraising per la Mezza di Torino e mi sarei messa in gioco personalmente nella raccolta, per vedere entrambi i lati della medaglia”.

“Ho coinvolto tanti amici, a quelli inglesi non ho quasi dovuto spiegare cosa fare: sono molto abituati a questo tipo di iniziative. Da un lato è importante coltivare lo spirito di squadra, io lo faccio con una chat in cui ci scambiamo i consigli vincenti e facciamo gruppo. Dall’altro è normale che scatti una sorta di competizione fra i fundraiser, una gara a chi raccoglie di più: tutti si stanno impegnando al massimo”.

Fundraiser, niente paura!

“All’inizio non ero sicura di raggiungere il target, ma la risposta delle persone ha spazzato via tutti i dubbi. Più si avvicina la gara e più crescono le donazioni, molte delle quali dall’estero: in un fundraising di successo è importante la chiarezza del progetto che si sostiene e il nostro ha subito fatto centro”. Per questo, il consiglio che dà ai runner è quello di non mollare mai. “Non abbiate paura di chiedere più di una volta. Spesso le persone non hanno tempo di rispondere subito e poi si dimenticano, ma non vuol dire che non siano interessate alla causa. Credeteci sempre, trasmettendo entusiasmo e convinzione: non resterete delusi”.