“Noi siamo quello che mangiamo” diceva il filosofo Ludwig Feuerbach nel 1862. Un pensiero e uno stile di vita abbracciato anche da Marco Bianchi nella lotta al cancro e nella promozione di una vita sana. Marco, tecnico di ricerca biochimica c'è arrivato dopo un incontro rivelatore con Umberto Veronesi e ora da più di dieci anni lavora per la sua Fondazione per sconfiggere i tumori. È diventato così un divulgatore scientifico e un cuoco amatoriale salutare, pronto a scendere in campo o meglio in pista in prima persona per raccogliere fondi per la ricerca accanto alle Pink, donne forti, delle 'leonesse' come le definisce lui stesso, che dopo aver combattuto contro il cancro combattono anche per le altre donne a supporto del progetto Pink is GOOD. Loro corrono, per chilometri e chilometri dimostrando così che se il cancro ti spegne, lo sport e l'impegno verso gli altri ti riaccende.

 

Come è nato il tuo interesse per la correlazione tra cibo e salute?

 

Ero un ricercatore, un tecnico di ricerca biochimica. Dopo una chiacchierata con Umberto Veronesi mi sono illuminato, è nata una scintilla, una curiosità: quali erano i dati oggi? Quali quelli sicuri per dire 'questo fa male' o 'questo fa bene'? Cosa c’è che non va in quello che facciamo? Ho voluto approfondire, ho seguito seminari specifici, ho studiato la letteratura che avevo a disposizione. E ho capito davvero che quello che siamo è quello che mangiamo.

I libri sulle ricette della salute pubblicati da Marco Bianchi


Perché il cibo è così importante?

 

Ad oggi riusciamo a prevenire il 50% dei tumori e l'80% delle malattie cardiovascolari mangiando correttamente e conducendo uno stile di vita sano lontano da alcol, fumo, grasso viscerale e alcune tipologie di cibo. Poi chiaramente ci sono tumori più influenzati da quello che mangi come il cancro del colon retto, altri meno come quella alla prostata. Poi una volta avuta una diagnosi di cancro l'alimentazione rientra in gioco in base sempre alla tipologia di cancro, una alimentazione molto ricca di vegetali è ideale sia prima che dopo. È importante anche ridurre drasticamente prodotti raffinati e tutti quei prodotti che portano ad un innalzamento glicemico, sia prima che dopo.

Marco Bianchi con le Pink di Fondazione Umberto Veronesi


Basta una corretta alimentazione?

 

Conta anche il movimento per fare prevenzione. Lo sport dovrebbe sempre essere presente sia prima che dopo una diagnosi, non basta la passeggiata con le amiche, bisogna sudare, l'attività aerobica almeno 3-4 volte alla settimana aiuta moltissimo. C’erano dati internazionali che lo testimoniavano e volevamo creare dei dati nazionali, e questi dati li ho sviluppati con la Fondazione Veronesi e le donne di Pink is GOOD, il progetto che si pone come obiettivo quello di battere definitivamente il tumore al seno.

Le Pink di Fondazione Umberto Veronesi


Le Pink non si limitano solo a fare sport e a seguire una corretta alimentazione, loro dopo aver combattuto il cancro scendono in pista per raccogliere fondi per la ricerca...

 

Il cancro tende a spegnerti, ti distrugge, loro sono donne molte impegnate, l'attività fisica e il fund raising permette loro di lottare per se stesse e per le altre donne, le riaccende. Con lo sport puoi creare gruppo, il creare gruppo significa anche avere una spalla, non su cui piangere ma su cui farsi forza.

 

Le Pink sono delle leonesse, anche con la terapia in corso e il lavoro sono iperattive e si impegnano molto anche sugli allenamenti. Per loro rappresenta un modo per sentirsi utili, correndo e sostenendo la Fondazione nelle varie occasioni come alla Milano Marathon. Sanno che possono fare del bene, per se stesse e per gli altri, le loro figlie, una loro amica. I soldi raccolti finanziano progetti di ricerca, grazie alla ricerca sopravvive il 95% delle donne. Io sono onorato di poterle supportare in questo come alla Pink Parade, dal correre al metterci la faccia credendoci fino in fondo.

 

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