Cinzia Cullacciati della nonprofit “Una mano per…” spiega come dare vita a una squadra di corridori motivati per le raccolte collegate a eventi sportivi

Ogni maratona è una sfida stimolante e avvincente per le organizzazioni non-profit: l’evento sportivo diventa un’ottima occasione per lanciare efficaci campagne di raccolta fondi per scopi solidali e trovare nuovi sostenitori superconvinti. Per farlo, bisogna però presentarsi ai blocchi di partenza con una squadra di runner entusiasti e motivati, un obiettivo non sempre facile da raggiungere. Cinzia Cullacciati di "Una mano per…" ci ha raccontato come avere successo in questa fase: senza nessuna esperienza pregressa, infatti, la sua associazione ha allestito 14 staffette di corridori per la Milano Marathon 2018, superando i 17mila euro. Un bel risultato, dato dalla pianificazione e dallo spirito di iniziativa.
 

La ricerca dei runner: ogni occasione è buona

Più è vasta la platea delle persone contattate, più alte saranno le possibilità di trovare qualcuno disposto a darci una mano. “Online o offline per noi non fanno differenza: per ‘agganciare’ i runner ci muoviamo in ogni direzione, dal distribuire volantini in tutti i negozi di settore, visitandoli uno a uno, ai post sui social network o al passaparola su whatsapp. Tutto serve, tutto si può fare anche se richiede un po' di fatica. Chi pensa di riuscire senza sforzarsi, ha sbagliato”, spiega Cullacciati.
 

La chiarezza prima di tutto

La chiarezza è fondamentale quando si approccia un potenziale partecipante. “Prima c'è il contatto telefonico, che aiuta a sentire la vicinanza, e dopo abbiamo scritto una mail esplicativa a tutti gli interessati. Niente giri di parole, abbiamo spiegato chiaramente l’obiettivo, una raccolta di 1.200 euro a staffetta. I pettorali non sarebbero stati assegnati in base alle donazioni, ma all’impegno profuso nella campagna. Abbiamo anche detto che non chiedevamo pagamenti da parte dei runner”. Dopo l’invio della mail, alcuni potenziali fundraiser hanno lasciato cadere l’invito, confessa Cullacciati. Chi è andato avanti, però, aveva le idee chiare ed era già molto motivato.
 
In vista dell'iscrizione, è molto importante anche fugare tutti i possibili dubbi: “Abbiamo allestito una sezione del sito dedicata solo alla Milano Marathon e messo a disposizione tre persone da contattare: in questo modo anche i runner “sciolti” potevano trovare dei compagni di corsa. Perché il gruppo motiva e aiuta a darsi la spinta, così come è sempre utile sapere chi chiamare nel caso ci siano problemi”.
 
Il gruppo di Una Mano Per alla Milano Marathon
 

Aggiornati e coccolati

La pagina di raccolta su Rete del Dono è il primo passo per ogni nuova squadra: poi bisogna diffondere la raccolta e in questo passaggio diventa fondamentale il supporto delle organizzazioni non-profit. “Dovete ‘coccolare’ i vostri corridori: aiutateli nella creazione dei post sui social, fornite un riassunto del progetto, supportateli negli eventi e suggerite come diffondere il loro messaggio o contattare gli amici. La loro raccolta è la vostra raccolta”.
 

Entusiasmo e sorprese per i corridori

“Più i corridori si sentono coinvolti in una missione reale e tangibile, meno penseranno alla somma da raccogliere”. L’entusiasmo dei runner è l'ingrediente fondamentale per far decollare una campagna solidale. Come racconta Cullacciati, l’entusiasmo genera idee: “C’è chi ha persino creato un logo apposito per la propria squadra, giocando con la creatività”. Ma come può contribuire l'organizzazione? Sia con gesti simbolici che con aiuti concreti: “Noi abbiamo chiesto al Lions Club, che voleva dedicarci una cena sociale, di devolvere quanto raccolto alle squadre della Milano Marathon. Per loro è stato motivo di grande gioia trovarsi una donazione inaspettata”.
 

Runner una volta, runner per sempre

Non dimenticatevi di chi vi ha aiutato negli anni precedenti. “I runner che hanno corso con la vostra non-profit in passato meritano un trattamento d’eccezione: riservate loro un posto speciale con una mail dedicata,prima di cominciare a cercarne di nuovi. È più facile spingere chi è già motivato che dover approcciare coloro con cui si parte da zero” sostiene Cinzia Cullacciati.
Resta valida la regola generale di fundraising e crowdfunding, per cui chi fa una donazione gradisce vedere poi la destinazione concreta e l'effettiva realizzazione di un progetto solidale. “Scrivete a tutti i partecipanti alla maratona, sia runner che donatori, e mostrate cosa è stato possibile fare grazie al loro aiuto. Il risultato è merito loro e se volete motivarli per tornare a impegnarsi devono saperlo. Per sentirsi parte di un progetto, bisogna conoscerlo, se non addirittura viverlo. Quindi anche una visita, se possibile, sarebbe perfetta”.
 

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