Talvolta una delle imprese che possono apparire più titaniche nella gestione delle nostre ONP è l'inserimento e la successiva gestione dei volontari. Spesso il volontario è considerato una risorsa alla quale ricorrere per tenere bassi i costi dell'organizzazione e tamponare esigenze logistiche che diversamente genererebbero un impatto sul budget.

 

I volontari, una "quasi risorsa"

Il volontario in questo modo assume una natura "ibrida": non è certamente integrato nell'organizzazione e non gode dello status di donatore. Viene spesso vissuto come una "quasi risorsa" della quale non si può fare a meno, ma che viene formata poco e sulla quale si investe ancora meno. Con le conseguenze che ben conosciamo: i classici "quattro gatti in padella" dei quali ci avvaliamo sempre e che speriamo rispondano anche alla chiamata successiva

Ecco che allora siamo costretti ad affrontare un turn over di volontari elevato e andiamo nel panico quando si avvicinano le scadenze "topiche" delle nostre realtà, come le campagne di Natale o la sensibilizzazione al 5x1000. Sarebbe forse allora utile interrogarci: è questa l'unica filosofia con la quale possiamo affrontare la tematica dell'ingaggio di (nuovi) volontari ed il mantenimento dell’umore alto di quelli già presenti nella ONP?

Quando alla Fondazione Fondo Ricerca e Talenti abbiamo dovuto costruire dal nulla una rete di volontari, ci siamo chiesti come potevamo costruire una comunità di soggetti che si appassionassero alla nostra causa. Come molte ONP siamo dovuti partire dalla mappatura dei nostri rapporti personali, immaginando - in un meccanismo a cascata - quante persone avremmo potuto coinvolgere se avessimo “attivato” i nostri diretti conoscenti. Ma anche così non saremmo andati molto lontano: nella migliore delle ipotesi avremmo potuto allestire una rete, dispiegarla sul campo per le nostre attività.... e poi avremmo dovuto incrociare le dita sperando che la volta successiva si sarebbero presentati ancora. Non ci sembrava una soluzione ottimale: potevamo aspirare a qualcosa di meglio.

 

Volontariato e formazione

Come potevamo trasformare una attività di volontariato in una esperienza piacevole al punto che il volontario non solo avrebbe risposto alla successiva chiamata, ma avrebbe chiamato anche altri amici per convincerli ad unirsi a lui? Non avendo molte risorse siamo partiti dalle conoscenze delle basi del fundraising. Così quando abbiamo contattato i potenziali volontari, abbiamo offerto una esperienza all'interno della quale, oltre ad "indottrinarli" sulla nostra causa, gli avremmo fornito anche le basi del fundraising. Non male come partenza: tu mi dai una mano e te ne torni a casa anche con formazione specifica su un argomento che prima non conoscevi.

Ovviamente però ciò non era sufficiente per costruire una comunità coesa di volontari. Abbiamo allora pensato che ogni volontario poteva rappresentare un bagaglio di conoscenze e di entusiasmo che - se opportunamente incanalato - avrebbe potuto restituirci spunti e prospettive che spesso le piccole ONP faticano a produrre. Abbiamo pertanto diviso i volontari in piccoli gruppi o squadre, abbiamo assegnato loro un mini budget da gestire e gli abbiamo proposto di formularci idee per ingaggiare la gente per strada durante la campagna del 5x1000.

A chi mai sarebbe venuto in mente di ballare ai semafori vestiti da atomi per distribuire il materiale pubblicitario? Questa è un proposta concreta, degna del miglior copy di agenzia pubblicitaria, realizzata grazie ad un contest tra volontari.

Ecco servito il primo ingrediente della ricetta per motivare i volontari: il divertimento. Un volontario che si diverte, sarà un volontario che coinvolgerà anche altre persone e non vi farà mai mancare un aiuto. È un divertimento impegnato e non fine a se stesso, quindi tranquilli: l'approccio istituzionale è garantito. Il divertimento è pertanto il primo ingrediente ma non è di per se sufficiente a garantire una comunità solida di volontari.

Abbiamo pensato allora che dovevamo applicare ai volontari la stessa cura, la stessa personalizzazione dell'esperienza che si applica al donatore. Quindi in primo luogo avremmo dovuto conoscere e riconoscere ogni volontario nei suoi likes, passioni ed inclinazioni, cosicché - quando sarebbe arrivato il momento di ringraziarli - avremmo potuto lasciare a ciascuno di loro un pensiero semplice e tangibile. Nel nostro caso abbiamo realizzato un oroscopo personalizzato (ciascun segno zodiacale era predisposto in funzione del "profilo" del volontario). Abbiamo realizzato tutto in casa con carta fotografica, stampante e un po’ di fantasia e passione. Questo è il secondo ingrediente della ricetta: attenzione al volontario. Ciascuno di loro è diverso dall'altro.

 

 

 

La festa a sorpresa

Ma la vera mossa vincente, la manovra che ha messo ko i volontari, è stato dedicare loro un evento di ringraziamento a sorpresa. In tal senso abbiamo fornito pochissimi dettagli: tenersi liberi in tal data a tal ora per incontrarci in un luogo prestabilito. All'ora convenuta i volontari si sono presentati in un locale dove - insieme a un drink di benvenuto - veniva loro consegnata una busta. All'interno, oltre alla destinazione vera della serata, c’era una foto di ciascuno, scattata durante la campagna del 5x1000. Arrivati nel locale di destinazione ecco l'affondo finale: uno spettacolo di cabaret a sorpresa dedicato solo a loro e offerto da uno stand up comedian convinto a donare un'ora del proprio tempo per una squadra così straordinaria.

Con un investimento di budget molto basso, ma parecchia passione e voglia si riesce quindi a produrre:

  • una squadra coesa e motivata;

  • idee, creatività e competenza;

  • attaccamento alla propria causa

Gli strumenti della cassetta degli attrezzi? Divertimento, personalizzazione, sorpresa: con una ricetta del genere i volontari non ti lasciano neanche in occasione dei Mondiali. E chi dice che poi non gli si possa chiedere anche di diventare personal fundraiser per la propria causa?