Venerdì 12 aprile abbiamo avuto l’onore e il piacere di partecipare in prima persona al convegno “Più Fundraising più cultura”, un momento di condivisione e scambio sul tema cultura, organizzato da Massimo Coen Cagli, Scuola di Fundraising di Roma. In questa occasione abbiamo condiviso la nostra visione sul tema del crowdfunding per la cultura.

Come ha giustamente evidenziato in apertura del convegno il direttore scientifico della Scuola di Fundraising di Roma, Massimo Coen Cagli, Il fundraising è al centro quale elemento abilitante ai fini dell’ideazione, sviluppo e realizzazione di qualsiasi progetto a matrice culturale. Le nuove politiche di fundraising, come l’Art Bonus, hanno dato il via non solo ad una crescita complessiva del fundraising per la cultura, ma hanno e stanno anche contribuendo ad accrescere la cultura del mecenatismo e ad avvicinare il cittadino a sostegno del nostro patrimonio culturale. Diventa ora fondamentale sviluppare un ecosistema a sostegno della cultura che coinvolga in prima persona i privati - dalle aziende, alle fondazioni ai fundraiser – e che contribuisca in presa diretta a far crescere le donazioni al fine di valorizzare ulteriormente quanto in essere.

Il convegno ha dato spazio a una ricca platea di esperti per stimolare la condivisione e il confronto. Di grande interesse l’analisi di contesto che ha approfondito sia gli ostacoli che le leve al fundraising per la cultura.

Competenze e mecenatismo diffuso, grandi mancanze

Andrea Caracciolo della Scuola di Fundraising di Roma ha messo in evidenza tre grandi scogli che ancora caratterizzano il settore cultura in Italia:

  1. Tempo. Per acquisire risorse è necessario investire tempo e risorse, solo così arriveranno i primi frutti.
  2. Risorse umane competenti – servono risorse umane, professionisti dedicati che investano tempo per fare raccolta fondi. Ad esempio, per finalizzare la sponsorizzazione di Selinunte ci vollero anni prima che la regione desse il suo nulla osta alla sponsorizzazione.
  3. Mecenatismo diffuso. In Italia nella cultura esiste ancora il blocco alle micro-donazioni e il problema dell’incasso dei contanti

Ultimo ma non ultimo, l’apertura internazionale. È sempre più strategico per il nostro paese guardare anche alle grandi fondazioni, come la King Baudouin foundation1 che ha elargito fondi a ben 23 progetti olandesi ma solo a 5 progetti italiani.

Database e community, passaggi indispensabili

Marianna Martinoni di Terzofilo si è invece soffermata su due fenomeni molto importati che stanno lentamente mutando il mercato del fundraising per la cultura ovvero

  1. Art Bonus – 326 milioni di euro raccolti grazie all’art bonus con 6mila persone fisiche che hanno usato art bonus per sostenere un’organizzazione culturale a loro vicina.
  2. Crowdfunding – ha fatto emergere un nuovo profilo del donatore per la cultura che non è più solo quello del mecenate ma un donatore con una disponibilità più bassa ma con una grande attenzione alla trasparenza – sia in termini di quanto raccolgo ma anche in termini di destinazioni dei fondi raccolti. Si pensi che circa il 30% delle campagne culturali ha usato il crowdfunding2.

Il tema crowdfunding si sposa perfettamente con quello della community. Per coinvolgerla le organizzazioni devono usare un linguaggio ricco e versatile capace di raccontare una storia che faccia vivere la cultura in modo diretto e appassionato.
Dulcis in fundo l’annoso tema del database fondamentale per mappare il comportamento donativo della commuity. IL DB è uno strumento tecnico utilissimo non solo per conoscere il mio donatore ma anche per traghettare le organizzazioni verso la digitalizzazione.
E come dice Walter Santagata “L’amore per l’arte non è un sentimento universale: per pochi è innato, altri non ce l’hanno, per la maggior parte è semplicemente acquisito”

Raccolta fondi e ottimizzazione delle spese, compiti del fundraiser

Niccolò Contrino, Patrimonio Cultura ha fatto luce sulla funzione del fundraiser. In Italia il 12% dei fundraiser si occupa di cultura, ma solo una nicchia riveste un ruolo strategico, la maggioranza ricopre un ruolo puramente tecnico. La direzione dovrebbe essere quella di un coinvolgimento che vada a 360gradi, un coinvolgimento diretto in prima persona che porti a costruire insieme i modi del chiedere. L’apporto del fundraiser deve essere estremamente analitico e legato alla sostenibilità del progetto culturale, mirato sia alla raccolta dei fondi per realizzarlo che al “fundsaving”, ovvero mi impegno per mettere a punto un progetto di fundraising che sia anche attento ad ottimizzare i costi.
Sul fronte aziende c’è spazio per creare e sviluppare partnership innovative che siano una contaminazione positiva tra cultura e risorse dei privati.

Conoscere e coinvolgere il pubblico

La secondo sessione ha dato invece spazio alla politica del fundraising per la cultura a livello nazionale. Interessante il contributo di Chiara Giobbe, direttore dell’ufficio fundraising per Museo Nazionale Romano. Un Museo in continua crescita che registra oltre 300mila visitatori all’anno. Il loro mantra è “Da museo della città a museo per la città”. La strategia è entrare in contatto con il proprio pubblico per conoscerlo, accrescerne il coinvolgimento e coltivare la relazione. Grande attenzione si deve porre sul potenziale mercato del mecenatismo, cercando di capire le logiche che lo governano. Solo una grande consapevolezza del proprio valore e del proprio patrimonio permette all’organizzazione di instaurare una relazione duratura ed equilibrata.

Flavia Cristiano, Direttrice del Centro per il Libro e la lettura del MIBAC, fa il punto sulla situazione delle Biblioteche in Italia. La Biblioteca è per antonomasia un luogo di relazione e scambio perché, oltre ad accogliere e a facilitare le relazioni sociali, offre dei servizi quali accesso a internet e la consultazione di libri. “Fiore all’occhiello il nostro progetto Nati per leggere per promuovere e valorizzare la lettura. Paradossalmente abbiamo una community intorno a noi ma non abbiamo le competenze per fare raccolta fondi e sostenere una solida progettualità”. Interessante notare che l’80% delle biblioteche comunali non ha richiesto Art Bonus anche se aveva i requisiti per farlo.

L’esperienza delle Fondazioni Bancarie con il progetto Fund35 è di promuovere e stimolare la nascita e il consolidamento delle imprese culturali giovanili, accompagnandole in un percorso di affiancamento su tematiche organizzative, gestionali e di innovazione ma anche avvicinandole al crowdfunding, per stimolare la loro competenze di promozione e fundraising.

Avvicinarsi al fundraising a piccoli passi col crowdfunding

Qui si è inserita la nostra testimonianza che ha fatto luce sulla grande peculiarità del crowdfunding: l’elemento progettuale. Il crowdfunding consente a un’organizzazione di avvicinarsi al fundraising a piccoli passi, partendo dalla realizzazione di un progetto. Ma la vera sfida è stato quello di condividere il progetto con la propria community per renderla partecipe. L’elemento progettuale diventa quindi un tassello strategico ai fini del coinvolgimento della community. E qui entra in gioco un elemento fondamentale, cruciale per la vita e la crescita di un’organizzazione: il suo patrimonio relazionale. La community non è altro che l’insieme delle relazioni di fiducia costruite e sviluppate nel corso degli anni. Il crowdfunding ci mette brutalmente di fronte al famoso tema del “donor care”, del “donor cultivation”. Mi sono mai preoccupato di sviluppare, curare e coltivare la relazione con il mio donatore? Il crowdfunding ci aiuta a fare la resa dei conti, ci aiuta a capire cosa e quanto ho costruito in termini di relazioni.
Si esce finalmente dalla logica della sponsorship, che ha tanto caratterizzato il mondo della cultura in Italia, per entrare a tutti gli effetti in quello della “raccolta fondi” dove costruire solidi legami, basati sulla fiducia diventa fondamentale per la vita e la crescita di un’organizzazione.

La cultura sia partecipazione e condivisione

Di grande interesse anche l’intervento di Ledo Prato, Segretario Generale Associazione Mecenate 90, che ha messo a fuoco un tema molto attuale nel nostro Paese: il sud e la povertà. La cultura, come il fundraising, deve essere partecipazione e condivisione, non un elemento di ulteriore spaccatura. La cultura non deve essere elitaria ma accessibile a tutti. L’Art Bonus, paradossalmente, contribuisce ad aumentare il divario tra Nord e Sud, portando ricchezza e capitali dove ce ne sono e abbandonando ulteriormente le zone più depresse. Per questo una Rete di Musei territoriali, capillare e attivo a livello nazionale, può essere una soluzione.

La terza ed ultima sezione si è focalizzata sul sistema Museale nazionale varato dal Ministero. Il sistema può infatti rappresentare un forte volano per lo sviluppo del fundraising per la cultura.

Aprirsi ai visitatori

Ines Arletti, Parco Archeologico del Colosseo, ha segnalato che nel 2018 il numero di visitatori ha superato la soglia di 8milioni. Le sponsorizzazioni ad oggi sono state il grande driver del parco, come TODS per il Colosseo. Recentemente anche l’art bonus ha giocato un ruolo importante per vari progetti tra cui gli Orti Farnesiani.
Ora però si sente la necessità di aprirsi ai visitatori in particolare alle nuove generazioni per coinvolgerle ed educarle alla memoria e all’importanza della conservazione del nostro patrimonio artistico culturale. Tocca a noi metterci in gioco per coinvolgerli e avvicinarli.

Far crescere competenze all'interno

Ugo Bacchella, Presidente della Fondazione Fitzcarraldo, ribadisce il ruolo del fundraising. Non si parla di tecnica ma l’insieme delle opportunità che un’istituzione culturale può avere per rendersi sostenibile. Oggi possiamo dire che la sponsorizzazione ha fallito. Ai tempi della Thatcher si disse che in 30 anni il privato avrebbe rimpiazzato il pubblico. Non è così. Perché un progetto culturale possa crescere e imporsi sul territorio è necessario che le competenze crescano al suo interno e non vengano esternalizzate. “Quello in cui credo è la formazione e la crescita di competenze delle organizzazioni culturali. Solo così si potrà valorizzare un fundraising culturale di livello, capace di fare la differenza”.

La cultura del fundraising alla classe dirigenziale

Stimolante anche l’intervento Nicola Bedogni, Presidente di Assif. La cultura è un asset strategico del nostro Paese e assolutamente trasversale. Ciò di cui il nostro paese ha assoluto bisogno è “più cultura del fundraising” che significa investire nella formazione della classe dirigenziale. Abbiamo bisogno di dirigenti competenti che conoscano il valore assolutamente strategico del fundraising per far crescere un’organizzazione culturale.

In sintesi queste sono le cose che ci portiamo a casa e che crediamo possano fare la differenza nel nostro Paese:

  • investire nella formazione al fine di fornire alla classe dirigente una visione del fundraising che sia strategica e capace di coinvolgere tutta l’organizzazione
  • lavorare sulla cultura del dono anche nel mondo della cultura affinché la cultura sia inclusiva e accolga sia il mecenate che il singolo desideroso di donare anche solo 20 euro
  • valorizzare tutto il nostro patrimonio culturale rendendo la cultura trasversale e accessibile a tutti