Un progetto è composto da tanti elementi, ma se pensiamo a quelli indispensabili possiamo ridurli a due soltanto. Un obiettivo e una squadra con la quale cercare di realizzarlo.

Facciamo finta di averlo, questo obiettivo, o di averne addirittura qualche decina. Sognare non è un reato, possiamo farlo finanche sdraiati sul divano, a getto continuo: un'idea ne chiama un'altra e un'altra ancora. È il passaggio dalla fantasia alla realtà che è un po' più complesso. Un po' come cadere per terra da quel divano.

Lo diceva Mr Dell, quello dei computer: le idee sono una commodity, il problema è l'execution. Serve una squadra.

Non ci si ferma mai abbastanza a riflettere sulle parole. Cos'è una squadra? Di sicuro non è un gruppo di persone, inteso semplicisticamente come numero. È un gruppo organizzato e strutturato, differenziato nei suoi singoli elementi per competenze, età, ruolo, provenienza e, soprattutto, entusiasmo.

Se dobbiamo formare una squadra, la prima delle domande è CHI. Chi ne può fare parte? La prima tra le risposte è una lista brutale, nomi su nomi. Tanto per cominciare.

Una volta buttati giù i nomi, la seconda domanda è COSA. Cosa bisogna fare per realizzare il progetto? Quali sono le attività che bisogna mettere in piedi, organizzare e portare avanti perché l'obiettivo diventi verosimile, poi realistico e infine reale?

Lo sport ci viene in aiuto nella terza domanda, che è COME. In una squadra si gioca con un ruolo, e ognuno dei componenti del team ne ha uno diverso. Tutti indispensabili e non sovrapponibili. Non ci sono undici portieri, né sei schiacciatori, né sette centro boa. Ognuno ha un pezzo del puzzle. Il successo del progetto dipende dalla capacità di sapere destinare la persona adatta al ruolo che più le compete.

Concentriamoci sul CHI. Chi conosco, ma soprattutto QUANTO lo conosco? Quali sono le persone con le quali ho già instaurato una relazione, e quanto profonda è? È inutile dire (ma lo dico lo stesso) che i primi nomi che finiscono sulla lista sono quelli degli amici più cari, delle persone che ci hanno sostenuto in altre occasioni, quelle con le quali ci scambiamo gli auguri (per il piacere di farlo, e non per pura formalità), i parenti, i colleghi, i vicini di casa con i quali non proviamo imbarazzo a trovarci in ascensore, i colleghi, i genitori dei compagni scuola dei nostri figli, il proprietario del ristorante dove andiamo più spesso perchè ci sentiamo a casa e così via. Buttate giù questa lista e vedete quanti sono. Tantissimi.

Se chiedete a qualcuno quante persone conosce, lui vi dirà un numero molto vicino a quello dei numeri di telefono che ha memorizzato sul suo smartphone. Qualche centinaio. Invece sono migliaia, e più di due. Perchè nessuno di noi ha nella rubrica telefonica i nomi di tutti i colleghi, di tutti i parenti fino alla terza generazione, di tutti gli amici del calcetto, di tutti gli amici del bar con cui gioca a biliardo, di tutti i baristi con i quali scambia due chiacchiere la mattina prendendo il caffè maledicendo quell'allenatore che vi fa perdere il derby perché si ostina a lasciare in panchina il giocatore più bravo. E l'edicolante con il quale parlate di politica mentre prendete il giornale? E il vostro cassiere preferito in banca, quello per il quale aspettate 15 minuti in più perchè vi conoscete ormai da 6 anni? Nomi, nomi, nomi e ancora nomi. Sono tutti i vostri CHI.

Da qui si parte, e poi si scava. Parlando, raccontando, spiegando, coinvolgendo, provando. La lista si accorcerà, perchè qualcuno dirà che non può, che non ha tempo, che ha già dato. Fa parte delle regole del gioco.

Qualcun altro, però, si appassionerà. Entrerà a far parte della squadra, la vostra squadra, e porterà con sè altri amici. Perchè se l'entusiasmo è autentico, allora è anche contagioso. La palla di neve rotola a valle e diventa slavina.

Conoscendo le persone, si comprende anche COSA sanno e possono far per voi. E da lì si va avanti verso il COME.

Ma di questo parleremo un'altra volta. Ora dovete stendere la vostra lista di CHI.