Per una ragione o per un'altra, aumentano le famiglie che nel nostro Paese non riescono a comprare l'essenziale per mettere insieme il pranzo e la cena. Ma esistono realtà in grado di fornire ciò di cui c'è bisogno, permettendo alle persone di scegliere di cosa rifornirsi, e contemporaneamente inserirle in un circolo virtuoso che può farle uscire dalla condizione difficile del momento: sono gli empori della solidarietà. Conosciamo meglio queste realtà con l’aiuto di Laura Lugli, esperta di Fundraising e Peopleraising e autrice del libro “Nuove frontiere del volontariato. Cercare, trovare e fidelizzare i donatori di tempo”.

Cosa sono gli empori della solidarietà e come funzionano?

Nascono come un nuovo strumento più “avanzato” per la distribuzione alimentare a famiglie e soggetti in difficoltà, dando loro maggiore dignità e mettendo le persone al centro. In questi luoghi non viene distribuito il classico pacco alimentare, ma si dà a tutti la possibilità di scegliere di cosa servirsi. Quasi tutti gli empori hanno un sistema di punti, spendibili nella spesa. In un centro come Portobello, dove io attualmente sono fundraiser, offriamo consulenza legale gratuita e aiuto per la gestione del budget familiare, dei consumi e delle utenze telefoniche e diamo la possibilità di incontrare i sindacati per problematiche legate al lavoro.

Gli empori diventano anche poli di scambio di relazioni e oggetti: lo scopo ultimo è  dare una soluzione anche per il futuro, non solo tamponare il breve periodo. Sono azioni di secondo Welfare che si fondano sulla compartecipazione di profit, non profit e pubblico dove il dono è al centro: persino i beneficiari sono invitati a partecipare. Gli empori, oltre che per creare le opportunità per persone e aziende di mettere in condivisione quello che possono dare, servono anche per combattere lo spreco alimentare, per raccogliere le eccedenze alimentari e le donazioni.

A chi sono rivolti?

Gli empori della solidarietà sono pensati per chi ha perso il lavoro e per chi si trova in una situazione di difficoltà: si dà la possibilità di fare la spesa gratuitamente e di ricevere aiuto, ma agli utenti si chiede di rimanere attivi, di non farsi prendere dalla difficoltà del momento, di rimanere inseriti in un network di relazioni che aiutino a ripartire. Noi a Portobello abbiamo proprio voluto sottolineare questo: anche chi è in difficoltà può essere portatore di competenze ed esperienze ed è invitato a prendersi cura della comunità.

Tu hai seguito la nascita di tante realtà come questa: ci racconti la prima e quali altre hai seguito?

Lavoro a questi progetti dal 2013, e ho seguito personalmente le startup di Sassuolo, Sondrio e Fasano. Più di 200 associazioni sono venute da tutta italia per visitare Portobello, a Modena, dove sono stata coordinatrice. Gli empori della solidarietà sono 70 in Italia, venti nella sola Emilia Romagna.

Come rispondono le famiglie del territorio?

Mi ricordo di una nostra cliente, una madre di famiglia che si è sempre dichiarata entusiasta dell’esperienza di Portobello perché nella possibilità di venire a fare volontariato lei ha trovato compagnia, relazioni e spensieratezza in un momento di grande difficoltà. Un altro cliente, anche lui in situazione di disagio, veniva a dare una mano comunque, per le raccolte alimentari: come lui, tante persone continuano ad attivarsi per aiutare anche quando smettono di aver bisogno di fare la spesa.

Il crowdfunding serve a far crescere queste realtà?

Assolutamente si: il crowdfunding inteso come raccolta dal basso diventa indispensabile per far crescere questo tipo di realtà e in mano alle non profit è un ottimo strumento per avvicinare le persone al tema e ai singoli progetti.

Inizia una raccolta fondi per il tuo emporio della solidarietà

 

Il primo in area Flegrea l’ha aperto La Casetta Onlus a Bacoli, in provincia di Napoli in cui vivono oltre 160.000 persone divise in comuni grandi e piccoli. Gli operatori hanno deciso di provare una raccolta fondi su Rete del Dono. Per ora possono offrire la spesa gratis a 40 famiglie che ogni mese potranno riempire il carrello con generi alimentari e prodotti per la persona, ma l'obiettivo è crescere e allargare la platea giorno dopo giorno.

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