Il mondo del crowdfunding si è incontrato l’8, 9 e 10 aprile a Bologna in occasione del Crowdfest, il festival che promuove il crowdfunding e supporta le nuove idee. Sono stati 2 giorni intensi di Talks, Labs, Exhibition e opportunità di confronto e apprendimento alla quale hanno partecipato sia personalità di spicco del mondo del crowdfunding che appassionati o semplici curiosi.

Crowdfest 2016In questa occasione anche Rete del Dono ha portato la propria testimonianza diretta presentando inoltre alcune best practices basate sul modello del crowdfunding donation based e sul personal fundraising.

Per un punto di vista esperto ed esterno su quello che è successo al festival, abbiamo intervistato Maurizio Imparato, Crowdfunding Trainer che da 4 anni si occupa di formazione e consulenza su progetti di crowdfunding e che in occasione del festival ha partecipato in veste di speaker e moderatore.

Ciao Maurizio e grazie per la disponibilità. Come è stato il Crowdfest 2016 e cosa ti ha lasciato questa prima edizione dell’evento?

Maurizio Imparato modera al Crowdfest
Ciao e grazie a voi per l’opportunità di parlare qui sul blog di Rete del Dono di temi a me molto cari.
A mio avviso la cosa più importante che ha portato questo primo Crowdfest è stato fornire agli operatori del settore un momento di aggregazione ben strutturato. Tra di noi ci conosciamo in rete ma era giunto il momento di ritrovarci in uno spazio fisico per condividere esperienze, vissuti e casi di successo. E’ stato un fine settimana di partecipazione libera e svincolata da una linea politica, nella quale si è riusciti a costruire qualcosa tutti assieme.

Gli organizzatori, non essendo direttamente impegnati nel settore, sono stati molto bravi nel costruire e lanciare l’evento lasciando una grande libertà nei contenuti e dimostrando il loro amore per il crowdfunding e la voglia di far crescere il settore. Sono così riusciti a partecipare quasi tutti gli operatori d’Italia ed abbiamo sentito l’evento un po’ nostro.

In Italia cosa serve al crowdfunding per "spiccare il volo”?

Crowdfest 2016

Nell’ultimo report sul crowdfunding in Italia, il 70% degli operatori ha sottolineato la mancanza della cultura su questo settore che a tutt’oggi è poco conosciuto. Sono pochissimi coloro che fanno formazione su questi temi per cui c’è una specie di corto circuito

Sui giornali si legge che il crowdfunding è un modo per raccogliere soldi creando un progetto e caricandolo sulla piattaforma, ma come sappiamo quello è solo l’inizio. Forse ora inizia ad essere un po’ più chiaro che la piattaforma non basta, bisogna diffondere la cultura del crowdfunding e far capire che il buon crowdfunding si puù fare partendo da un solido progetto e da una community di riferimento.

Al Crowdfest grazie agli interventi di persone che come me si occupano di formazione, siamo finalmente riusciti a fare “cultura” sullo strumento offrendo un punto di vista terzo.

Crowdfunding donation based – te ne occupi parzialmente – ma quali sono a tuo avviso i punti cardine per farlo funzionare bene?

Crowdfest 2016
Il crowdfunding donation based, a differenza del reward che offre una ricompensa per la contribuzione, sconta sicuramente in Italia una scarsa propensione culturale alla donazione anche se offre degli strumenti interessanti per il donatore soprattutto dal punto di vista fiscale.

A mio avviso andrebbe fatta un’azione più convergente tra il fundraising ed il crowdfunding. Voi di Rete del Dono lo fate da tempo ad esempio lavorando con la Scuola di fundraising di Roma e con altre realtà, ma molti fundraiser non conoscono lo strumento e lo considerano erroneamente una specie di concorrente. Se i fundraiser capissero che il crowdfunding può essere una modalità innovativa ed integrativa alle altre modalità di fundraising, si farebbe un grosso passo avanti.

E’ un discorso culturale che va quindi fatto più sulle organizzazioni che non sulle persone, perché le non profit lavorando sul territorio già dispongono di una comunità di riferimento. Forse dovrebbero migliorare nelle modalità di richiesta dei contributi.

Nel crowdfunding basato sulle donazioni, rispetto alle altre tipologie di piattaforme di crowdfunding, c’è un soggetto intermedio rappresentato dalle Organizzazioni Non Profit che da un lato sono uno scoglio perché vanno formate, ma dall’altro hanno già un bacino di utenza a cui rivolgersi.

C’è inoltre un altro punto di forza nell’utilizzo delle piattaforme di crowdfunding donation based: la trasparenza. La rete fornisce per sua natura l’accesso a tutte le informazioni utili e le piattaforme mostrano i feedback degli utenti: in questo modo è più semplice ridurre il rischio ed nel caso di scarsa trasparenza la problematica viene subito evidenziata.

Come vedi il futuro del crowdfunding in Italia?

Crowdfest 2016

Molto positivo. Secondo me è stata imboccata la strada giusta e questo Crowdfest lo ha dimostrato. Ora c’è più maturità e consapevolezza. Non si pensa più al crowdfunding come ad uno strumento di finanza alternativa ma a qualcosa di molto più articolato ed interessante.

Anche il Ministero dell’Istruzione con l’aiuto di Fastweb e Eppela sta portando avanti nelle scuole dei progetti interessanti legati al crowdfunding. La scuola sta diventando finalmente un agente di cambiamento ed innovazione, anche all’interno della cultura di impresa. Forse ancora si vede poco questo cambiamento ma è iniziato e non si fermerà.

Grazie Maurizio e buon lavoro.

Grazie a tutti voi e a presto.

Il Crowdfest è stata anche una bella occasione per presentare Rete del Dono agli altri operatori del settore e far conoscere alcuni casi di successo. Valeria Vitali, founder RDD, è intervenuta nella sessione introduttiva ed ha curato un workshop dal titolo “Progetto, comunicazione e personal fundraising. Come impostare una campagna di crowdfunding donation-based”.

Come condurre una campagna donation-based di successo? Quali elementi tenere in considerazione? Queste sono state lo domande a cui Valeria ha risposto e per chi non ha potuto partecipare dal vivo, ecco le slide dell’intervento in esclusiva: