Dieci giorni fra le vette dei Pirenei. Pioggia, vento, fatica, dolori muscolari. Poche ore di sonno ogni notte e tanti imprevisti: la corsa di Sebastiano Arlotta Tarino è una piccola impresa sportiva che affascina e coinvolge. Soprattutto perché motivata da una nobile causa: raccogliere fondi per acquistare Organ Care System, un macchinario necessario per la conservazione dei polmoni espiantati. Ognuno di questi organi è l’inizio di una nuova vita per i malati di fibrosi cistica, patologia genetica per cui esistono trattamenti e terapie, ma non cure definitive.

 

 

Dalle Ande ai Pirenei

Sebastiano è un corridore dalla nascita, che con le scarpette ai piedi ha attraversato montagne e deserti, dal Sahara al Gobi. Durante una delle sue traversate, però succede qualcosa. “Mi trovavo in Cile, nel deserto di Atacama. Avevo problemi di respirazione e un amico mi parlò di fibrosi cistica. L’assenza di ossigeno mi è sembrata l’anello di collegamento fra l’atleta e il malato, lo stimolo che mi mancava”. Così Sebastiano decide che la prossima corsa non sarà una gara ma una sfida con sé stesso, attraverso i Pirenei. Vuole correre senza pensieri, circondato da amici, e per un ottimo motivo. “Intendevo aiutare concretamente chi è in lista d’attesa per un trapianto di polmone, donando alla Lega Italiana Fibrosi Cistica. È un obiettivo che dà molta più soddisfazione rispetto ad arrivare davanti a qualcun altro in classifica”. 

 

Gioco di squadra

La partenza è stata il 12 luglio da Hendaye, paesino affacciato sull’Oceano Atlantico. Dieci giorni a marce forzate sul versante francese dei Pirenei per arrivare a Banyuls-sur-Mer, bagnata dalle acque del Mediterraneo. Sveglia tutti i giorni alle 4.30, 13-15 ore con le scarpette ai piedi, due barrette energetiche prima di partire e piccole soste per mangiare. “Io correvo e otto persone mi seguivano in macchina, ci davamo degli appuntamenti in punti prestabiliti ogni 20 chilometri circa. Loro mi supportavano fisicamente e moralmente, erano carica su cui potevo contare. Per i nostri incontri preparavano la pasta, o il caffè con i biscotti, mi riprendevano e fotografavano in azione, aggiornando un blog che mi ha aiutato a promuovere la mia raccolta fondi. Con il mio gruppo ho condiviso tutto. Anche perché, arrivati a fine tappa, bisognava pure cercare un posto dove dormire per tutta la cricca…”

 

 

Correre, correre, correre

“I Pirenei offrono paesaggi straordinari per flora, fauna e centri abitati. Ma correrci non è semplice, i percorsi sono molto tecnici, il dislivello è costante. Ci sono grandi oscillazioni, si fatica a tenere un ritmo costante. E poi le montagne sono fredde, scoppia un temporale ogni giorno”. La pioggia costringe Sebastiano a una sosta di un’intera giornata, perché è impossibile procedere oltre con i fulmini sulle creste e i sentieri scivolosi. “È stato il periodo più noioso e mi sono anche sentito male: il mio corpo ormai si era abituato allo sforzo estremo quotidiano e una cena dopo una giornata di inattività era troppo da digerire per il mio stomaco”. 

 

Sulla sua strada

Gli imprevisti non mancano, soprattutto quando le calze bagnate rovinano la pelle dei piedi o quando si rompe il gps. “Ho scalato montagne che non dovevo scalare e percorso un bel po’ di chilometri a vuoto”. Ma non mancano nemmeno entusiasmo e forza di volontà. Sebastiano si arrangia con le mappe cartacee e gli amici si prodigano per trovare una soluzione a ogni problema. “A differenza di quanto succede in gara, non mi ha mai preso lo sconforto. Sapevo che lo stavo facendo per me stesso e che avrei trovato un modo per riuscire nel mio intento”.

 

Al traguardo, nonostante tutto

Per fermare Sebastiano non bastano nemmeno due microfratture alle tibie. “Sono andato al pronto soccorso e ho capito che proseguire a piedi era impossibile. Ma non volevo mollare: ho fatto gli ultimi 180 chilometri con una mountain-bike, resistendo al dolore”. Dieci giorni dopo la partenza arriva al suo traguardo, affaticato ma felice. “È stata un’esperienza bella, dall’inizio alla fine. Ho avuto momenti di difficoltà, ma mai di scoramento”. 

 

 

Sensazioni uniche

“Quando si corre in montagna, bisogna fare molta attenzione e rimanere concentrati su dove si mettono i piedi. Quando la testa si liberava, viaggiavo con la mente e uscivano fuori i pensieri più felici”. Dopo ore di sforzo e fatica, le sensazioni si amplificano: “Vedi, senti e tocchi in maniera molto più vivida. Ogni cellula del tuo corpo è attiva a mille e ogni sassolino ti trasmette energia. È una sensazione magnifica”.

 

Una raccolta di successo

La campagna solidale di Sebastiano Arlotta si è sviluppata sulla piattaforma Rete del Dono (è possibile donare fino al 31 dicembre) e su una pagina Facebook dedicata. Il documentario “We Need Lungs” sulla corsa di Sebastiano, diretto e prodotto da Ludovico de Maistre, servirà a raccogliere altri fondi, equamente divisi fra la Lega Italiana Fibrosi Cistica e l’associazione Oliver Twist, che offre opportunità formative per ragazzi in situazioni critiche. “Hanno donato tanti amici e, grazie a una piattaforma comoda e facile da utilizzare, anche molte persone che non conoscevo. Diversi bonifici sono arrivati direttamente sul conto della Lifc, quindi la cifra reale è più alta di quella visualizzata sulla mia pagina. Non possiamo che essere soddisfatti: io ho corso al massimo delle mie possibilità e tutti, in questa avventura, hanno fatto la loro parte senza risparmiarsi”.