Guardando le prime file delle sfilate di Milano,” – cita l’Huffington Post lo scorso 27 settembre – “(…) giovani, belle e fotografatissime (donne, ndr) siedono in prima fila e tirano fuori il cellulare, per condividere le sfilate su Instagram, Snapchat, Facebook. Le giornaliste invece, tirano fuori carta e penna, e macchina fotografica”.

E’ di settembre la notizia che Vogue, prima rivista al mondo a dettare legge nella moda, dichiara guerra alle fashion blogger, giovani donne capaci di influenzare tendenze. Definite blogger anche senza blog, a dire il vero (si legge). Eh sì, perché pare (a detta di chi è più informato di me) che molte di loro il blog non ce l’abbiano neppure. Be’, io un blog ce l’ho, ci lavoro molto ma nemmeno lontanamente posso sognarmi l’influenza e il seguito che queste giovani sono state capaci di aggiudicarsi fino a essere definite prima opinioniste di moda e, infine, "fashion Influencer".

Aprire un blog è il primo passo ma scrivere non basta. O non è di per sé sufficiente. Sono assolutamente certa che anche tu, come me, ti sia trovato a sfogliare contenuti digitali, anche significativi, ma di fatto con un grado di condivisione vicina allo zero. Mi sbaglio, forse? Scrivere è faticoso. Vale quindi la pena fare in modo che questo sforzo non resti un semplice esercizio di stile, il più delle volte utile più a noi stessi che all’utenza infinita alla quale, tendenzialmente, cerchiamo di rivolgerci. Serve di più.

Così, nel completare questo percorso di analisi nell’avvio di un blog, provo a individuare quali sono gli elementi su cui lavorare per permettere a noi e alle nostre organizzazioni di intercettare maggiori followers e un maggior numero di utenti attivi. Non ci sono formule magiche per far diventare un blog virale, ma certamente ci sono piccoli accorgimenti che possono aiutarci a lavorare meglio e, piano piano, a scalare – perché no!? - le pagine di Google.

Eccone alcuni:

  1. Al bando l’autoreferenzialità. Cita e condividi citazioni. Individua e coinvolgi chi, nella tua area di competenza, ritieni abbia maggiore influenza. Menziona: è probabile che la persona o l’ente menzionato si senta gratificato e condivida a sua volta il tuo contributo. Tutto questo a vantaggio dell’awareness;
  2. Utilizza i tuoi contenuti anche su più piattaforme. Occhio, però: il copiaincolla non è una pratica amata da Google. Usane una parte e poi rimanda alla fonte originale. L’ospitata su altri blog o l’uso del “Pulse” di LinkedIn sono buone pratiche: la tua organizzazione ci ha già pensato?
  3. Se la tua ONP è ancora poco nota, monitora la rete per capire cosa è tendenza nel tuo settore, quali sono le parole chiave che vanno per la maggiore. In una parola: scrivi su ciò di cui le persone parlano in quel momento, se ne hai competenza. In fase iniziale, ricorda che devi accreditarti. Solo successivamente potrai pensare di influire sull’agenda;
  4. Non usare solo testo. Scegli qualche bella immagine ma non scaricarla dal web. Se non ne hai di tue, affidati a una banca immagini e scegli quelle che più si legano ai tuoi contenuti.
  5. Scegli il tuo tono di voce ma cerca più voci. E’ importante lavorare su un’identità condivisa in cui si riconosca l’appartenenza.

Un blog è una storia bellissima che deve raccontare storie bellissime. Perché queste storie raccontino e raccolgano allo stesso tempo, devono diventare patrimonio comune. Per diventare patrimonio comune è necessario che le persone ci si riconoscano e aderiscano. L’adesione è il lavoro più delicato perché è farcito di personalità ma non di personalismi. Ecco, capito questo avremo fatto il primo passo verso un blog che ha tutti i crismi per essere il blog tra i blog. Non facile, ma possibile. Buon blogging.

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