Vale di più donare denaro o un po’ del nostro tempo, magari del nostro lavoro di professionisti? C’è chi questo interrogativo non se lo pone neanche, perché semplicemente fa entrambe le cose: sono i tanti medici che, oltre a partire in missione, si dedicano in prima persona anche alla raccolta fondi per l’organizzazione che sostengono. Un impegno duplice che, a giudicare dai risultati, premia davvero due volte. E forse il segreto sta proprio nella carica che deriva dalla loro esperienza sul campo.

Luca e Anna, dall’Etiopia con furore per CCM

 

“Qualcuno mi dice che racconto sempre le stesse cose” scherza Luca Cacciotella, medico di base “Ma come faccio a tacere quello che vedo laggiù?”. Lui in missione ci è andato per la prima volta nel 2012 e da allora, quando può, riparte volentieri. Quest’anno è stato qualche settimana in Etiopia per i programmi di training medico di CCM (Comitato Collaborazione Medica), di cui è anche storico personal fundraiser: “Ho aperto  mia pagina su Rete del Dono per 2 anni di fila e lo staff mi ha sempre seguito e coccolato! Chiedere un aiuto economico alle persone è più facile quando hai visto con i tuoi occhi i bisogni che ci sono e quando puoi essere garante di come saranno impiegati quei fondi”. E anche il fundraising gli ha regalato emozioni inaspettate: “Un giorno, un mio paziente qui in Italia mi disse ‘Dottore, prima di partire me lo dica che ho una cosa per lei’. Era una donazione piuttosto generosa”. Il suo consiglio per i fundraiser alle prime armi: “Raccontate, raccontate tutto e sempre!”.

Con lui in Etiopia c’era anche Anna Serra, specializzanda di 28 anni, alla sua prima esperienza sul campo e come fundraiser su Rete del Dono. Ha subito messo in pratica tutti i suggerimenti del collega veterano: “Ho aperto la pagina e prima di partire avevo già raggiunto l’obiettivo! Non me l’aspettavo per nulla, e vedere i messaggi di incoraggiamento di tante persone vicine e lontane mi ha dato ancora più carica per affrontare il viaggio. Sentivo alle mie spalle l’energia e il supporto di tutti quei donatori”. Adesso ha più che doppiato l’obiettivo di raccolta: “Non so bene perché, io di certo ci ho messo tanto entusiasmo, sono stata spontanea nel raccontare le cose, realistica ma non enfatica. Quella di fundraiser è una versione di me che non conoscevo. E la tecnologia, l’App, gli aggiornamenti dal campo, Whatsapp hanno reso questa mia prima esperienza su Rete del Dono anche molto divertente”.

A quando il prossimo viaggio e la prossima raccolta? “Il prima possibile”.

Stefano e Carlo, i super-fundraiser di Mission Bambini

 

Anche Mission Bambini per la sua campagna #GivetheBeat2019 non può fare a meno dei “suoi” medici: “Sono per noi fondamentali” dice Arianna Nobili, referente del progetto “Non solo impegnano le loro vacanze per partire in missione, ma sono anche molto amati: sui social ogni loro post o foto raccoglie centinaia di ‘mi piace’, sono delle vere superstar del fundraising”.

Uno di loro è Stefano Marianeschi, Responsabile della Cardiochirurgia Pediatrica dell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano: “Parto con Mission Bambini dal 2008, 4 volte l’anno. Uso le mie ferie, ma torno ogni volta rigenerato da queste esperienze. E con la voglia di fare ancora di più: per questo, 3 anni fa, non ho esitato ad aprire la mia prima raccolta su Rete del Dono. Ho intuito che con questo strumento avrei potuto fare qualcosa di importante. Un mio amico regista mi ha anche aiutato a realizzare un video che uso spesso nelle mie raccolte". Due anni fa Stefano ha quadruplicato l’obiettivo, e questo grazie ai suoi seguitissimi aggiornamenti dal campo e al suo allargare la rete di donatori per “cerchie concentriche”. I “suoi” donatori lo sorprendono ogni volta di più: “I miei parenti a Natale ormai mi regalano una donazione, gli amici raccolgono in occasione della loro festa di compleanno. Contribuiscono molto persino i genitori dei bambini che opero qui in Italia: proprio poche settimane fa mi hanno telefonato per chiedermi quando avrei attivato la pagina di quest’anno. Me l’hanno ricordato loro!”.

Carlo Pace Napoleone, Direttore Struttura Complessa di Cardiochirurgia Pediatrica dell'Ospedale infantile Regina Margherita di Torino, è tornato da poco dal Myanmar: “Vado in missione da 5 anni e lì tocco con mano quali sono i benefici che portano queste donazioni. L’anno scorso, la mia prima campagna con Rete del Dono, pensavo che avrei fatto una gran figuraccia e invece ho raggiunto l’obiettivo in tempi rapidissimi, grazie anche a una festa di Natale con un’asta benefica”. Il suo è un entusiasmo che contagia, perché quest’anno l’intera sua équipe di lavoro ha deciso di attivarsi personalmente nella raccolta fondi: “Trasformare i donatori in fundraisers credo sia la cosa più bella!”.

 

Roberto, il dottore a pedali

 

Social, passaparola, eventi... gli strumenti del fundraising sono tantissimi, ma Roberto Laudati e il suo team nel 2012 ne scoprirono uno in più: la bicicletta, con cui percorsero l’Italia da Bardonecchia (TO) a Capo D'Otranto. Milletrecentosedici km in otto giorni per sostenere la ricerca sulle malattie ematologiche congenite della Onlus Io sto con il Regina Margherita

Antonio Brienza, il fuoriclasse

 

Un fundraiser storico e davvero efficace è Antonio Brienza, pediatra che dal 2011 va in missione in Madagascar con Change Onlus. Nel tempo ha superato i 65 mila euro raccolti, un vero record: “Quando sei coinvolto in prima persona in un progetto, è quasi naturale voler fare di più. Così nel 2012 ho intrapreso la mia prima raccolta su Rete del Dono, in occasione della Milano Marathon: è lo strumento perfetto perché ti permette di attivare tutti i canali per raggiungere in maniera individualizzata i tuoi contatti, dai social alle email”. Il suo segreto da fundraiser è semplice ma non banale: “Scegliete il progetto che avete davvero nel cuore. La passione che ci metterete farà il resto”. Farà il resto, e forse anche qualcosa in più: “Con la mia testimonianza mi è capitato di smuovere coscienze lontane dal mondo della solidarietà, è stata una bella soddisfazione. Ma a commuovermi davvero è stata la nonna di un mio piccolo paziente, che mi ha portato a mano 10€ dicendomi: ‘Non so usare il computer, ma ci tengo a dare anch’io il mio contributo”.