Anche quest’anno abbiamo partecipato al Festival del Fundraising, un importante punto di riferimento per tutti coloro che, come noi, si spendono in prima persona per contribuire alla crescita della raccolta fondi e della cultura del dono.

Partecipare al festival del fundraising è a tutti gli effetti una sana iniezione di contenuti, entusiasmo e stimoli. Serve per ricaricare le pile e buttarsi all’inseguimento della prossima sfida con occhi nuovi, più consapevolezza e tanta determinazione. Ed è proprio la consapevolezza sul ruolo che giochiamo in qualità di fundraiser che fa la differenza. Illuminante a tal riguardo la plenaria di apertura del festival a cura di Valerio Melandri. Questo momento è quello che più ho apprezzato perché ha messo a fuoco quale peso deve rivestire il fundraising in un’organizzazione, perché ci ha ricordato quanto è importante chiedere e saper chiedere.

Anche l’intervento del comico romagnolo Paolo Cevoli ha saputo, con ironia e simpatia, mettere a fuoco le caratteristiche del fundraiser legandole al suo vissuto personale.

Chiedere fa la differenza

 

 

“…. quasi tutti i doni sono sollecitati e facilitati…..”

“…. per la maggior parte diamo perché ci viene chiesto…”

“…. donare è MOLTO raro senza che vi sia un’azione di fundraising…. “

Queste dichiarazioni parlano chiaro: “senza i fundraiser non ci sarebbero donatori”. Le donazioni arrivano perché c’è qualcuno che si adopera per sollecitarle, per chiedere un contributo per la realizzazione di un progetto. Ed è qui che entra in gioco la dote del fundraiser che più amo, la resilienza, ovvero la capacità di perseverare, di andare oltre, di non fermarsi al primo no, di battersi per la causa per cui crede. “Ho imparato a CHIEDERE, ad ACCETTARE I NO e a FARE TANTE ESPERIENZE” dice Giovanna Bonora, Fundraiser dell’anno, nel suo speech di ringraziamento a chiusura della plenaria di apertura del festival.

A riprova di tutto questo c’è anche il dato statistico, come ha giustamente puntualizzato Melandri. Tutti gli studi accademici che hanno analizzato l’impatto di una campagna di fundraising dimostrano che il fundraising funziona e fa la differenza. Investendo 24 centesimi in fundraising si riesce a raccogliere 1€ di donazione. Per raccogliere fondi bisogna chiedere, sollecitare le donazioni, ricordare che ogni singola donazione, seppur piccola, contribuisce a fare la differenza.

Come ribadito da Paolo Cevoli nel suo esilarante intervento, “fai qualcosa perché qualcuno te lo chiede, altrimenti penseresti ad altro”. In sostanza doniamo perché qualcuno ci ha chiesto di farlo. Proprio per questo motivo è cruciale e strategico il ruolo del fundraiser che è un intermediario importante che crea connessioni tra le persone e che nel farlo costruisce felicità, trasformando la vita sia del beneficiario che del donatore.

Il valore della relazione

 

Emerge il valore della relazione. La capacità di relazionarsi è l’essenza del fundraiser. Essere empatico fa la differenza, permette di costruire un filo diretto con le persone - dal donatore al beneficiario - perché “la persona è al centro di tutto e noi dobbiamo guardarla negli occhi”. Cevoli docet, dobbiamo valorizzarla e servirla “se non servo, non servo”, come ogni abile cameriere! E come ha anche ben illustrato Simon Scriver in uno dei suoi interventi “every interaction is fundraising”.

 

Domani c’è il sole, la positività del fundraiser

 

 

E qui entra in gioco un altro tema chiave: il ruolo del fundraiser quale motivatore, quale leva strategica positiva all’interno dell’organizzazione. Il fundraiser ha la possibilità, a tutti gli effetti, di dare concretezza a sogni e progetti. Il fundraiser è un volano di coinvolgimento, capace di trasportare l’intera organizzazione. Solo contaminandola in modo trasversale sarà possibile innovare tutta l’organizzazione e traghettarla verso il cambiamento. La trasversalità del fundraising può portare un cambiamento culturale radicale e positivo all’interno dell’organizzazione, proprio perché ha la consapevolezza che il gesto di ogni singolo componente all’interno dell’organizzazione ha un impatto diretto sulla sua capacità di fare fundraising e non solo.