Superiamo gli stereotipi: chi dice che il fundraising online non è cosa da over 65 non conosce i numeri. Perché i baby boomer sono online, donano e raccolgono. E il Covid ha dato loro una nuova spinta alla digitalizzazione.

Partiamo dai dati di Rete del Dono del 2020: il 10,7% dei donatori è in quella categoria che lo Stato definisce “anziano”, perché ha superato i 65 anni di età. Si tratta di un aumento di circa il 3% rispetto al 2019. Solo un'altra categoria è cresciuta in percentuale sul totale, sono gli under 24, i giovani. Insomma, c'è stato un arrivo in massa di due categorie; mentre i ragazzi si sono approcciati spesso per la prima volta a una donazione, per i nonni si è trattato soprattutto di uno spostamento sul digitale, perché già in passato erano i più propensi a donare.

Questa predisposizione alla beneficenza non stupisce. Negli Over convivono due realtà: i più anziani, quelli che hanno visto la guerra e le difficoltà, e che hanno toccato con mano l'importanza sulla propria pelle della solidarietà concreta, e una generazione che ha vissuto gli anni dell'impegno politico, dal '68 agli anni '80.

Dalla ricerca Donare 3.0 di Doxa, Paypal e Rete del Dono del 2020 era emerso per l'ennesimo anno consecutivo che oltre l'85% degli "anziani" aveva donato almeno una volta nel 2019. Certo c'è una maggiore propensione a donare per cause sanitarie, dovuta soprattutto all'esperienza passata, soprattutto malattie personali o di persone care.

La generazione più ricca d'Italia

C'è poi un altro punto da non sottovalutare: i dati della Banca d'Italia e del rapporto Silver Economy del Censis confermano che questa fascia d'età già prima del Covid aveva una ricchezza media del 13% maggiore rispetto alle altre generazioni, un confronto che fa paura rispetto ai millennial, la cui ricchezza è inferiore del 54% alla media italiana. Insomma non solo in Italia i capelli bianchi aumentano, quai 2 milioni in più negli ultimi dieci anni, non solo detengono più ricchezza di tutta la popolazione, dal 20,2% del 2006 al 39,9% del 2016, ma sono anche più ricchi. La crisi del Covid ha colpito forte ma soprattutto chi deve mantenere figli e nipoti o non è autosufficiente e quindi ha grosse spese da sostenere. Però c'è una gran parte che sta ancora bene ed è in pensione, con una entrata garantita.

Covid, più digitali di prima

Si può dire che l'anno passato è stato uno spartiacque per la digitalizzazione delle fasce più senior della popolazione. Trovarsi chiusi in casa li ha costretti a usare Whatsapp molto di più, così come altri modi per comunicare con la famiglia, ma anche per comprare prodotti online. Quel digital divide segnalato da molti esperti, è stato in parte superato.

Lo dimostra la storia di Maria Gabriella e del marito Giulio. Per loro è stata la prima volta che raccoglievano online, ma quando la pandemia è scoppiata, da buoni volontari di Fondazione Arca si sono messi in gioco come potevano per garantire pasti caldi a chi aveva bisogno. Hanno registrato un video e l'hanno girato agli amici. Hanno quasi 80 anni, ma la tecnologia non li ha spaventati.

Però quando parliamo di Over 65 dobbiamo pensare soprattutto ai nuovi over 65, quelli che fino a ieri erano considerati soltanto adulti, che la tecnologia la conoscono e che anzi la padroneggiano bene. Basta notare che tra i vincitori dell'edizione premio Rete del Dono Challenge 2020 c'è Antonio Brienza, medico, professionista ancora in attività, da anni impegnato per i bambini del Madagascar e contentissimo di impegnarsi anche questa volta per loro. Ha raggiunto l'invidiabile cifra di 13mila euro, perfettamente in linea con quanto raccolto negli ultimi anni (ogni volta tra 10 mila e 14 mila euro). L'età non sembra fermarlo, anzi è più entusiasta di prima

 

Hanno reti e esperienza, chiedono formazione specifica

Questa generazione che approda negli anni della pensione trova più tempo libero, ma non perde la rete sociale che ha costruito. “L'over 65 è attivissimo, ha reti ed esperienze, spesso fa già volontariato e quindi gli manca poco per attivarsi come fundraiser” spiega Cristina Rigon, responsabile di Telefono Amico. La sua schiera di volontari non era giovanissima, ma in pieno Covid si è impegnata per comprare un nuovo centralino da 14mila euro. In poco tempo ha raggiunto l'obiettivo. “Non potevano incontrare gli amici, hanno preso il telefono e soprattutto whatsapp”. Cita l'esempio di Claudio, che ha superato i 2.000 euro. “Claudio ha valorizzato Whatsapp come nessun altro. Ha preparato un messaggio, poi l'ha personalizzato per ogni persona, e ha scritto a tutti i suoi contatti, ricontattando ex colleghi, amici e conoscenti”. Figure come lui hanno tempo e relazioni, e soprattutto non sono nuovi alla tecnologia. “Non avranno Tik Tok, ma hanno tutti Facebook e soprattutto le app di messaggistica”

I suggerimenti per valorizzare queste figure sono pochi: “Prima di tutto gli Over 65 sono propensi a donare, non a raccogliere donazioni. Quindi devono essere coinvolti di più, un'adesione totale al progetto. Poi serve formazione per l'utilizzo specifico degli strumenti tecnologici e digitali. Li usano già, ma non per questo. Quindi consiglio di investire in una veloce formazione, con consigli pratici. Ascoltano molto e sono determinati”.

Parola d'ordine: guai a sottovalutarli. “Sono una risorsa inestimabile, per noi non profit ma anche per il paese. Sono persone in forma e attive, che hanno tanta voglia di fare e di essere coinvolte. L'importante è far capire loro come e cosa possono fare. Per il fundraising online sono una opportunità”.