Per Giusy Versace, velocista delle Fiamme Azzurre è arrivato il momento del tanto atteso debutto alle Paralimpiadi. Un appuntamento che era sfumato alla vigilia di Londra 2012, ma a Rio 2016 è tutta un'altra storia. Correrà i 200 e i 400 metri con le protesi in fibra di carbonio. Una carriera, quella sportiva, che Giusy non aveva preso in considerazione prima dell'incidente del 2005 in cui ha perso entrambe le gambe. Poi la rinascita e nel 2010 la discesa in pista diventando così la prima atleta donna italiana della storia a correre con doppia amputazione agli arti inferiori. Ma Giusy non si ferma, nel 2011 fonda l'associazione Disabili No Limits Onlus per raccogliere fondi per acquistare ausili sportivi per i disabili. Nel 2014 partecipa a Ballando con le stelle su Rai1 e l'anno seguente diventa conduttrice de La Domenica Sportiva su Rai2. Una vita spesa per lo sport e per gli altri, correndo contro il vento e le difficoltà.

 

È arrivata l'attesa convocazione per le Paralimpiadi di Rio e correrai nei 200 e nei 400 metri. Cosa significa partecipare alle Olimpiadi? Cosa significa partecipare per te?

 

Per ogni atleta è la ciliegina sulla torta, l'appuntamento più ambito, molti non riescono ad arrivarci. Un Mondiale non è la stessa cosa, chi l'ha fatto dice che l'energia è diversa. Per me è un grande riscatto, ci sono stata molto vicina a Londra 2012 e c’ero rimasta male quando la Federazione mi aveva lasciato a casa come riserva due settimane prima dell'inizio dei Giochi. Essere lì è un grande premio, una grande opportunità: adesso però non basta andare lì, tocca fare pure bella figura.

 

Hai fondato la Onlus Disabili No Limits, perché? Non bastava il tuo esempio di una persona biamputata che non si arrende e diventa una campionessa?

 

Molte persone mi scrivevano per incoraggiarmi e farmi i complimenti, ma altri mi scrivevano dicendomi 'Certo che tu puoi farlo, tu sei Giusy Versace, tu te lo puoi permettere'. Alla fine è un problema di fondi e io volevo fare qualcosa di concreto. Purtroppo non basta la volontà ci vogliono le risorse, la tecnologia fa progressi ma il progresso costa, non tutti possono permettersi una carrozzina da basket che costa sui 2-3 mila euro (il modello base) o un piede bionico (per una protesi sportiva si arriva ai 4mila euro). In Italia lo Stato non copre certi ausili sportivi. La Onlus nasce per quello, per acquistare ausili sportivi per quei disabili che ci credono ma non hanno la possibilità economica di poterlo fare. Ho messo a disposizione degli altri la mia voce, che forse era più alta, più 'risonante' di quella degli altri.

Giusy Versace festeggia alla fine di una gara di velocità


In passato su rete del dono hai promosso diverse iniziative di solidarietà: qual è il segreto per una raccolta fondi di successo?

 

Ci devi credere, tutti possiamo dire 'ti sentirai una persona migliore se lo fai', ma la cosa importante è far sposare la causa agli altri e per farlo è importante che ci credi tu per primo, il progetto deve essere il proprio, se non ci credi per primo non lo puoi fare. Molte raccolte fondi falliscono perché non si dà importanza alla causa. Io scendo in campo in prima persona perché ci credo e lo veicolo bene, lo faccio vivere, la faccio vivere agli altri. Se la gente sposa l’iniziativa poi è facile: le mani in tasca per tirare fuori 10 euro le metti se ti senti coinvolto. Così attraverso Rete del Dono abbiamo acquistato per esempio una handbike, un braccio e due carrozzine da basket.

 

Perché unire sport e solidarietà?

 

Lo sport è una opportunità per i disabili, nello sport cadono le barriere. Per esempio non esiste il 'Lei', tutti gli sportivi si danno del 'tu' senza limiti di età. Nello sport si annulla il distacco sociale.

 

Aiuta Giusy: raccogli fondi per Disabili No Limits Onlus o dona ora!