Il tema della raccolta fondi oggi è quanto mai di attualità, offrendosi come risposta al deficit di risorse che colpisce tutte le organizzazioni che non vivono di “scambi di equivalenti”, ma di risorse provenienti da “terzi” (donatori).

Il ri-orientamento delle organizzazioni al fundraising viene spesso percepito come scelta emergenziale e inteso al pari di qualsiasi altra spesa per dotarsi di strumenti e professionalità specialistiche. Ma il fundraising è molto di più, non solo per ciò che è come “competenza”, ma soprattutto come meccanismo generativo di cambiamento (dal basso) e quindi di innovazione sociale. La cultura del fundraising produce un impatto (outcome) almeno su 3 direzioni:

  • Il cambiamento dell’oggetto. Coinvolgere e recuperare fiducia e risorse è oggi indispensabile per rispondere a nuovi bisogni. Gran parte del benessere della nostra società è ottenuto grazie alla produzione di beni e servizi attivati dalla raccolta fondi, senza la quale molte iniziative non ci sarebbero.
  • Il cambiamento del soggetto. Donare è un atto di fiducia che se reciprocata genera un soggetto nuovo. La cultura del dono in questo senso ha una valenza educativa: chi partecipa (donando) si lega a qualcosa che lo gratifica, a cui si appassiona, che lo cambia. 
  • ll cambiamento del modello. Donare significa alimentare un nuovo paradigma di sviluppo. Un paradigma che si alimenta dal basso, capace di generare iniziative che diversamente non potrebbero esistere.
     

Personal fundraiser dell'iniziativa #RUNFOREMMA alla Milano Marathon

Una visione olistica del fundraising è quindi necessaria per superare le secche “dell’isomorfismo tecnicista” e deve aprirsi ad una nuova cultura imprenditoriale capace di alimentare nelle organizzazioni non profit una prospettiva di futuro. Ecco quindi che il fundraising, inteso come partecipazione, supera la singola buona causa e si spinge come strumento di un nuovo ben-essere (well being); questa affermazione è certificata da numerose ricerche che dimostrano, infatti, che ad alti livelli di ben-essere corrispondono alte percentuali di popolazione che effettua donazioni (civic engagement).

Una correlazione solida che deve farci riscoprire il senso del fundraising e la sua più grande innovazione: tenere insieme beneficiario, donatore e società per produrre impatto sociale. Porre l’innovazione sociale come orizzonte del fundraising introduce nuove sfide nella professione del fundraiser. L’incapacità di innovare spesso deriva dall’incapacità di assumere una diversa prospettiva dei problemi, per cui è indispensabile oggi misurarsi con nuovi punti di vista per vincere le sfide legate all’evoluzione delle organizzazioni non profit. Eccone alcuni esempi:

  1. Ibridazione dei settori. Il sociale, ormai, è ricombinato in una pluralità di ambiti settoriali e produttivi (turismo, cultura, abitare incorporano dosi massicce di sociale);
  2. Ibridazione dei modelli organizzativi delle ONP (dimensione erogativa, di advocacy e produttiva tendono a miscelarsi);
  3. Nuova dimensione della donazione, sempre più integrata in piani di sostenibilità in cui son presenti elementi finance ed equity;
  4. Valorizzazione di nuove forme di volontariato che risponde a istanze civiche più che a quelle di natura solidaristica;
  5. Superamento della logica della partnership per aprirsi a quella del valore condiviso (shared value). Imprese, filantropia strategica e istituzioni devo essere attori con cui generare valore aggiunto attraverso una maggior integrazione. La collaborazione (condivisione di mezzi) non basta occorre assumere una logica cooperativa (condivisione di mezzi e fini) per costruire soluzioni innovative. In questo ambito le evoluzioni sull’impresa sociale diventeranno una spinta a costruire nuove governance;
  6. Dalla rendicontazione all’impatto sociale. Il donatore, che attraverso la sua donazione co-produce soluzioni per rispondere a bisogni sociali, vuole sapere non solo cosa si è fatto e a chi, ma che trasformazioni ha prodotto e che tipo di cambiamento positivo ha generato.
     

    L’innovazione sociale diventa quindi una prospettiva fondamentale per il fundraiser, impegnato come prima a raggiungere obiettivi concreti per una buona causa ma con la speranza che questa si trasformi in una soluzione utile a cambiare i meccanismi di sviluppo di un pezzo di società.

     

    Paolo Venturi
    @paoloventuri100