Giovedì 13 febbraio ho partecipato a #Assifday, l’annuale convegno dell’associazione italiana fundraiser. L’evento è ormai diventato un bel momento di condivisione e confronto per l’intera community, un’occasione per mettere a fuoco trend, opportunità e i principali cambiamenti che coinvolgono il nostro settore.

Quest’anno è stato inaugurato un nuovo format, Fundraiser in a bottle, un pomeriggio di confronto e condivisione tra chi si è affacciato da poco alla raccolta fondi e un pool di fundraiser esperti a disposizione per rispondere alle domande più frequenti. Ho avuto il piacere di contribuire a questa sessione affrontando il tema del crowdfunding.

Presupposto fondamentale per abbracciare una prima campagna di crowdfunding è analizzare la salute digitale della propria organizzazione. Il sito è mobile responsive? Si presidiano i social media in modo costante e strutturato? Se la risposta è sì, significa che ci sono le gambe per pianificare una campagna. A quel punto, sarà necessario strutturare il progetto, identificare la community di riferimento e capire come coinvolgerla con un adeguato piano di comunicazione. Il personal fundraiser potrebbe fare da vero volano della raccolta fondi, diventando ambasciatore del progetto e raccogliendo fondi in prima persona grazie al supporto di parenti e amici. Federica Gargiulo, Corporate & new business, Fondazione AIRC, ha raccontando la sua esperienza mettendo in evidenza che il crowdfunding non ha stagionalità e che ogni momento è buono per lanciare una campagna, ciò che fa la differenza è avere una community di sostenitori da coinvolgere. Anche le aziende possono partecipare in modo attivo, quando decidono di coinvolgere i dipendenti nel personal fundrasing.

Illuminante l’intervento di Roger Bergonzoli, Direttore Generale Fondazione Santa Rita da Cascia, sulle parole giuste del fundraising. Dono prima di tutto, dono come simbolo di condivisione e relazione, dono che unisce le persone per uno scopo comune. In sintesi il dono è sempre al centro ed è ciò che dà valore e significato al nostro ruolo di fundraiser.

Francesca Lucci, Head of High Value Unit, Medici Senza Frontiere, ha affrontato il tema dei major donor nelle piccole organizzazioni. Averli è assolutamente possibile, la vera sfida è trovare la persona giusta che voglia ascoltare la nostra storia. La professionalità del fundraiser si traduce nella capacità di creare una relazione di fiducia con chi ascolta, per avvicinarlo gradualmente al dono.

Stimolante anche l’intervento di Fabio Fraticelli, Chief Operating Officer Techsoup, sul tema della trasformazione digitale. Strutturare il cambiamento a piccoli passi è la vera chiave di volta, solo così si riuscirà ad accompagnare la propria organizzazione verso il cambiamento. Se non abbiamo un vero database digitalizzato di contatti, possiamo partire con un foglio excel per poi approdare a strumenti più evoluti ed efficaci. Questo approccio step by step, supportato da a una buona dose di resilienza e tenacia, è il modo giusto per convincere il board della organizzazione non profit ad imboccare in modo deciso la strada della trasformazione digitale.

Intensa anche la seconda giornata, Love is in the air. Centrale il tema delle competenze che sta diventando sempre più strategico per ogni organizzazione che voglia fare un passo avanti e aprirsi al cambiamento. Innovare e investire diventa quindi una scelta cruciale ma necessaria, soprattutto alla luce delle novità introdotte dall’Art. 6 della riforma del terzo settore.

Carlo Mazzini, esperto di legislazione degli enti non profit e fiscalità, ha evidenziato come l’articolo 6 apra importanti opportunità anche commerciali per tutte le organizzazioni non profit, dall’apertura dei charity shop alla possibilità di lanciare vere e proprie attività commerciali. La sfida sta nella capacità di cogliere questa grande opportunità e attivarsi per imparare a lavorare in un contesto di mercato nuovo, che richiede non solo nuove competenze per lo staff, ma anche l’assunzione di nuove responsabilità per i CDA.

Come giustamente sottolinea la Professoressa Antonella Salvatore, John Cabot University, le competenze sociali, in gergo soft skill, rimangono cruciali per vivere il cambiamento e relazionarsi. Oggi è impossibile far bene il proprio lavoro prescindendo dalle proprie abilità comunicative e relazionali. Chi è in grado di creare empatia e relazionarsi con gli altri vince. Anche l’apporto delle competenze dei professionisti del fundraising è sempre più richiesto, come evidenzia Diego Maria Ierna, cofounder di Job4good, e si registra una forte richiesta di specializzazione all’interno di questa professione, dall’esperto in organizzazione di eventi al data analyst o digital fundraiser.

Due i temi fondamentali usciti da questa edizione: “Per prima cosa il Fundraising mediato” spiega Nicola Bedogni, Presidente di Assif. “Con il crowdfunding e il FR peer to peer i fundraiser devono iniziare a distinguere il ruolo di un donatore da quello di un volontario personal fundraiser, quest’ultimo sicuramente di maggior peso per l'organizzazione non profit. Devono anche intuire che il loro ruolo rispetto a questi due attori cambia quando la raccolta fondi viene portata avanti attivamente dei volontari che ci mettono la faccia, al professionista spetta il compito di gestirli e consigliarli”.

Secondo aspetto l’evoluzione della figura professionale del fundraiser: “Una cosa però, accomuna ancora tutti i fundraiser: la passione e il cuore. È il cuore che muove tutto e coinvolge, oltre ad alimentare la nostra costanza nel continuare a crescere!”.