Loro ci curano, noi proteggiamoli. Con questo slogan Altroconsumo il 12 marzo scorso ha lanciato una campagna di raccolta fondi su Rete del Dono in favore dell’ospedale Niguarda di Milano per l’acquisto di mascherine, tute e guanti per il personale sanitario. Dopo 2 mesi e oltre 60.000€ raccolti, la domanda sorge spontanea: e se il nuovo attivismo dei consumatori passasse dalle donazioni? L'abbiamo chiesto a Luisa Crisigiovanni, Segretario Generale & Fundraising manager.


Territorialità, rilevanza, certezza della qualità

“L’idea della raccolta è nata dalla volontà di poter essere utili alla comunità, che è da sempre nel nostro Dna - esordisce Luisa - Anni fa avevamo sperimentato una primissima campagna di crowdfunding che però non era andata così bene, ma questa volta la causa ci sembrava troppo forte per non riprovarci. La scelta è caduta sull’ospedale Niguarda per la geolocalizzazione dell’emergenza (Lombardia e Milano); la volontà di aiutare un ospedale pubblico; e la prossimità, visto che Niguarda è vicino alla nostra sede”. A queste valutazioni se ne aggiunge una quarta: “Nel nostro lavoro di indagine abbiamo conosciuto la qualità e la professionalità della direzione sanitaria e del personale di Ca’ Granda. Avevamo la certezza che questi fondi sarebbero andati a buon fine”.


Reputazione e tempismo per convincere la community

Proprio questa affidabilità era ciò che si aspettavano i donatori da Altroconsumo, ed è stata una delle chiavi del successo della campagna. “La nostra reputazione probabilmente ha convinto a donare anche i più diffidenti verso il crowdfunding: si sono fidati delle nostre valutazioni sul beneficiario delle donazioni ma anche sulla piattaforma impiegata. L’Antitrust era appena intervenuta circa commissioni nascoste e fee di alcuni siti e noi volevamo fare le cose per bene. Abbiamo selezionato Rete del Dono come una delle piattaforme migliori e più trasparenti: è sicura, ma anche molto semplice e questo ci ha permesso di organizzarci con agilità per aprire la pagina in tempi rapidi e sfruttare il momento. È un messaggio importante per il mondo del fundraising e per i cittadini: anche le piattaforme italiane funzionano bene!”.


Uno sforzo in prima persona percepito da tutti

Ad attivare così tanto la community però c’è stato anche il grande impegno profuso da Altroconsumo in prima persona: “La nostra donazione iniziale di Avevamo già fatto una donazione aziendale da 100.000€ (direttamente a CRI, ndr) che oltre a fare da autorevole esempio, è stata il driver della nostra comunicazione: ‘noi abbiamo fatto la nostra parte, ora tocca a voi’. Quella per la raccolta è stata una classica campagna di Altroconsumo, diffusa sui nostri canali proprietari e tramite i media: articoli sul nostro mensile “Inchieste”, skin sul sito, social (Facebook e Twitter), footer in calce alle firme, newsletter ai soci e DEM, digital marketing e anche la comunicazione durante i nostri webinar. Questo, unita alla quasi assoluta novità per noi di cimentarsi in una raccolta fondi, ha contribuito ad aumentare la percezione dell’assoluta necessità di donare”.


Consentire alle persone di avere un impatto

Uno sforzo notevole insomma, che forse in un momento così difficile qualcun altro avrebbe dedicato invece a fermare una possibile emorragia di soci e lettori. Non Altroconsumo: “Abbiamo ritenuto che in quel momento fosse necessario non guardare il nostro ombelico e andare oltre: essere solidali e mettere a disposizione le nostre competenze di comunicatori, facilitatori ed aggregatori di una potenziale domanda di generosità di cittadini verso altri cittadini. È stata una sfida rivedere l’ordine delle nostre priorità e porci non solo come ‘giudici’ dell’operato altrui (con le inchieste e le class action), ma come attori di una mobilitazione positiva che ha fatto del bene per bene. Abbiamo sperimentato una nuova dimensione della nostra utilità pubblica”.


Donare “converte” e attira nuovi soci

E i risultati spazzano via ogni dubbio. “Non solo abbiamo dovuto raddoppiare e poi triplicare l’obiettivo di raccolta che inizialmente era di 20.000€, ma in queste settimane abbiamo ampliato il nostro pubblico. La base dei nostri soci, composta da 345.000 individui appartenenti ad altrettanti nuclei famigliari, ha risposto bene, ma anche moltissimi altri hanno mostrato interesse: avendo aperto a tutti i nostri servizi di consulenza e i nostri contenuti abbiamo registrato fino al 44% in più di citazioni media nei primi 4 mesi dell’anno e circa 85% in più di visite al nostro sito www.altroconsumo.it e rispetto al marzo 2019 e circa il 30% non erano soci”. Un bel ritorno in termini di reputation e awareness e… conversion: “Questa esperienza per noi è già una best practice che abbiamo condiviso all’interno del nostro network di organizzazioni di consumatori a livello nazionale presso il Ministero dello Sviluppo economico (CNCU) ed internazionale con Euronconsumers.org, Beuc.eu, Consumersinternational.org”.


Le aziende e le comunità post-Covid

Come cambierà il rapporto tra aziende e cittadini dopo l’emergenza Covid-19? “Abbiamo scoperto di essere più fragili e interdipendenti di quanto avremmo immaginato, quindi occuparsi di responsabilità sociale sarà meno slogan e più una necessità reale per le aziende. Non se ne può fare a meno. La pandemia poi ha accresciuto la consapevolezza che occorre rafforzare il servizio sanitario di base ma anche che la sostenibilità ambientale e la salute sono correlate: non è un caso che Altroconsumo abbia adottato nel mese di marzo un Manifesto Green in 10 mosse. Le aziende sono pronte a mettersi all’ascolto del territorio per occuparsi di persone (a partire dai propri dipendenti) e ambiente in forme nuove”. E anche Altroconsumo. Non solo class action, gruppi d’acquisto o petizioni. L’empowerment del cittadino e del consumatore passa anche dalla possibilità di donare a una causa e avere così un impatto concreto sul mondo attorno a lui.