Un nuovo libro di Elena Zanella spiega le basi della raccolta fondi digitale in tutte le sue forme. Parola d'ordine: meno fretta, più studio.

Il fundraising è una strada complessa, fatta di grandi analisi e tante ricerche. Se ciò ormai è assodato offline, sembra che la nuova frontiera di internet abbia aperto a un “liberi tutti” generale sul web. Bassi investimenti necessari, l'immediata chiarezza sulle cifre raccolte e una “potenziale platea infinita”, come la definisce l'autrice, hanno portato all'idea che basta provarci e qualcosa si raccoglie. “Non solo i risultati poi non arrivano, ma si perdono tutte le altre potenzialità dello strumento, quali la possibilità di vedere se una campagna funziona, se ha un impatto sociale o comunitario”.

Chi si è confrontato già con le difficoltà di questo nuovo pezzo del settore, ha avuto conferma che la programmazione è qualcosa di più di un vezzo. “Gli esperti con cui ho parlato hanno tutti una matura cultura del dono – spiega Zanella – il fatto è che un e-commerce o un Facebook sono ora alla portata di tutti e tutti possono approcciarsi a una raccolta fondi web, troppo spesso con eccessive pretese e aspettative”

 

Troppa ansia di raccogliere e poca analisi

Il fundraising digitale copre il 5-8% del totale, una cifra ancora troppo bassa. Ma è indubbio che la strada sia stata aperta e diventerà sempre più ampia. “Bisogna ricordarsi che questa platea potenzialmente infinita non solo non lo è, ma è inutile. La segmentazione è la carta vincente, l'analisi del target giusto, una comunicazione personalizzata e tarata sul donatore”. Tutte regole base, spiegate per filo e per segno nel libro, ma ancora sottovalutate. “Sono soprattutto le piccole organizzazioni non profit che si lasciano abbagliare dai bassi costi. C'è l'idea di poter 'provare tutto', che di base non è nemmeno sbagliata, come segnalo anche nel volume. Solo che dopo bisogna mettersi a tavolino e capire cosa ha funzionato meglio e quale strumento ha più potenzialità di crescita, così da svilupparlo. Altrimenti sono sforzi inutili, veri sprechi”.

 

Crowdfunding, strumento del futuro ma è vuoto senza saper comunicare

Nel volume di Elena Zanella sono riportati anche tre casi simbolo delle raccolte fondi su Rete del Dono, tra cui un crowdfunding di comunità e uno aziendale. “Il Crowdfunding è centrale quando si parla di digital, è uno strumento che mette al centro il donatore e il sostenitore che si impegna e permette a entrambi di vedere subito l'andamento della raccolta. Ma non basta aprire una campagna su una piattaforma, bisogna pensare come comunicarla, online e offline”. Neanche avere una community generica è sufficiente, fosse anche molto numerosa. “Proprio in questi giorni mi è capitato un caso di una persona che mi ha parlato di avere una platea di 1000 unità, ma non una platea calda, si parla di generici follower. Non serve a niente se non c'è un approfondimento sul target, sull'obiettivo e una strategia su come raccontare tutto quello che chiediamo e che vogliamo fare. Se comunichi male, raccogli male”.

 

Un libro per chi inizia e per i social media manager

Digital Fundraising non si rivolge soltanto a chi parte in questo nuovo campo, né semplicemente a chi già ha conoscenze di fundraising e vorrebbe allargarle al digitale. È orientato anche a chi lavora nel mondo dei social media e vorrebbe cimentarsi con la raccolta fondi, insomma passare dall'ingaggio di comunicazione all'ingaggio economico, raccogliere donazioni, cosa più facile a dirsi che a farsi. “Ho avuto serie difficoltà a coinvolgere persone esperte di comunicazione web, perché non se la sono sentita. Erano nomi eccellenti – conferma l'autrice – ma hanno ammesso che non era un argomento su cui si sentivano a loro agio. Credo quindi che un libro come questo possa essere utile per quel settore, che prima o poi dovrà venire pesantemente a patti col fundraising”.

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