È con grande orgoglio e soddisfazione che condividiamo con tutti voi, cari amici, l’uscita del nostro libro: “Crowdfunding e Personal Fundraising: la nuova frontiera del dono”

In questo volume abbiamo raccolto l’esperienza maturata in anni di lavoro a stretto contatto con le Organizzazioni Non Profit che hanno deciso di buttare il cuore oltre l’ostacolo e sperimentare con noi crowdfunding e personal fundrasing, intravedendone un’opportunità per avvicinarsi al digital fundraising. Ma c’è di più. Abbiamo anche voluto dare spazio alle storie dei nostri splendidi personal fundraiser, ovvero di quei donatori speciali che hanno deciso di mettersi al servizio di una buona causa raccogliendo fondi.

Campagne di Crowdfunding: fondamentale la progettazione

Questi anni di sistematico lavoro sul campo ci hanno permesso di estrapolare e analizzare i presupposti chiave che mettono un'organizzazione nelle giuste condizioni per poter strutturare e condurre una campagna di raccolta fondi di successo. L’abile presidio del web è senza dubbio la conditio sine qua non, la prerogativa necessaria ma non sufficiente per condurre una buona campagna di crowdfunding. Conoscere il web e capire le logiche che lo governano è determinante, ma non basta: questa conoscenza deve essere affiancata da una solida capacità di progettazione. Con queste premesse l’organizzazione è nelle giuste condizioni per poter portare a termine una campagna di crowdfunding di successo.

Crowdfunding e Personal Fundraising, un nuovo modo di donare

Si parte dal progetto che, oltre ad essere ben strutturato e funzionale, deve anche soddisfare un bisogno, per arrivare alla capacità di aggregare e coinvolgere la propria community sviluppando una strategia di comunicazione che abbracci sia l’attività offline che online, e che consenta all’organizzazione di ampliare il proprio bacino di sostenitori, coinvolgendo il network allargato di conoscenze e amicizie legate ai suoi donatori. E infine occorre curare la fase di rendicontazione, cruciale per mantenere viva la relazione con i donatori e costruire un dialogo duraturo che vada oltre la campagna di crowdfunding.

Il ruolo del Personal Fundraiser: tempo, risorse e relazioni

Ma c’è altro. Questo studio vuole anche condividere il nostro lavoro, oserei dire “pionieristico”, nell’introdurre e dare spazio a un donatore speciale il “Personal Fundraiser”. Il Personal Fundraiser è “semplicemente” il sostenitore di un’organizzazione non profit che decide di non limitarsi a donare, ma di fare un passo in più attivandosi in prima persona nella raccolta fondi, donando e invitando la propria cerchia sociale a donare; in altre parole è chi ha il coraggio di metterci la faccia senza remore e di esporsi in prima persona per promuovere e sostenere un progetto o una causa.

Crowdfunding e Personal Fundraising, un nuovo modo di donare

 

Il Personal Fundraiser diventa a tutti gli effetti il donatore per eccellenza perché dona tanto di sé alla causa in cui crede e per la quale decide di prodigarsi e attivarsi. In primis dona il suo tempo che investe per studiare e pianificare con metodo e determinazione la sua campagna di raccolta fondi. Non solo. Il personal fundraiser è anche un grande aggregatore di risorse. Grazie alla sua attività di personal fundraising la sua donazione personale raggiunge un valore molto più importante, facendo da catalizzatore delle donazioni di parenti, amici e colleghi. Infine è anche un donatore di relazioni, cioè di capitale sociale, perché grazie al suo assiduo e costante impegno, l’organizzazione non profit per cui si attiva ha l’opportunità di costruire nuove relazioni con chi ha donato a sostegno del progetto che sta sostenendo.

 

La base di tutto: la motivazione

C’è una cosa degna di nota che emerge intervistando i personal fundraiser: la motivazione. Cosa li spinge a fare del bene? La loro motivazione va oltre la buona causa, è il desiderio di fare la differenza, di lasciare un segno, è un impegno civile e la voglia di contribuire per cambiare le cose in meglio. Sono fedeli al dono come gesto di impegno civile, donano perché vogliono contribuire personalmente alla realizzazione di qualcosa di concreto. Il loro dono non è fine a sé stesso, ma finalizzato alla realizzazione di qualcosa che contribuisce a incrementare il bene comune, il bene della collettività in cui vivono e si relazionano.

 

Abbiamo quindi a che fare con un approccio al dono che si distingue dalla semplice beneficenza, avvicinandosi alla voglia di progettualità comune, all’ambizione di ottenere un impatto positivo e significativo sull’esistente. Questo approccio, se coltivato e incoraggiato, crediamo possa dare un forte contributo ad accrescere e sviluppare la cultura del dono nel nostro Paese e ad aumentare le risorse che il Terzo Settore potrà attrarre per la realizzazione delle proprie missioni.

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