Chiedi e ti sarà dato. Magari con oltre 600 giorni di ritardo e comunque non prima di aver alzato la voce. Grazie alla protesta via web, Facebook e Twitter, Associazioni e Onlus in attesa di conoscere le somme destinate dai contribuenti 2013 sono state accontentate. Il tweet-bombing #fuorileliste (si chiama così in gergo una valanga di tweet inviati a un destinatario) ha sortito l’effetto voluto e, nella serata di ieri, i beneficiari del 5 per 1000 per l’anno 2013 sono comparsi sul sito dell’Agenzia delle Entrate, che nel frattempo aveva pubblicato anche le liste provvisorie per la ripartizione fondi del 2015.

Bene, ma si poteva fare meglio. L’Agenzia ha spiegato il ritardo con la necessità di “garantire la corretta ripartizione delle somme” e con la “necessità di effettuare approfondimenti su alcuni soggetti”. Il Terzo Settore unito, dal canto suo, ha sottolineato il “ritardo ingiustificabile” e il “danno economico enorme” patito da tutte le cause benefiche promosse nel nostro paese. Abbiamo intervistato Daniela Motti, fundraiser e tra i promotori dell'iniziativa. Ecco cosa ci ha detto.

Daniela, raccontaci di ieri.

Utilizzando un gruppo di Fundraiser presente su Facebook e di cui faccio parte, abbiamo lanciato l’idea di un tweet-bombing nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, che ha fatto attendere per quasi due anni le liste dei contribuenti 2013. Un’idea spontanea, quindi, che ha portato ottimi risultati e che nasceva dalla comune preoccupazione per le Organizzazioni Non Profit, specie le più piccole. A muoverci, inoltre, è stato un senso di rispetto per tutti quei cittadini che con la loro dichiarazione  dei redditi hanno deciso di supportare il Terzo Settore e che, giustamente, hanno diritto di sapere dove sono andati i loro soldi e come sono stati ripartiti. La trasparenza sul tema 5 per 1000 è inoltre importantissima per un motivo non solo economico: le Onlus spesso realizzano campagne rivolte ai potenziali donatori. Sapere per tempo quanto hanno raccolto è cruciale per valutarne la bontà ed eventualmente correggere il tiro in futuro.

Quali caratteristiche ha avuto la giornata di protesta #fuorileliste?

L’uso dei social network è stato fondamentale. Ci siamo appoggiati a Facebook e Twitter con un atteggiamento di rispetto, educazione ma al contempo forte decisione, senza parlare alla pancia della gente e senza tirare in ballo concetti come “la casta”, che servono a poco. La viralità dell’iniziativa, che ha raccolto oltre 2mila tweet in 3 ore, risultando seconda per visibilità solo al Salone del Libro, è nata quando molti cittadini e associazioni, moltissimi dei quali non interpellati direttamente, hanno fatto loro il nostro messaggio e ci hanno sostenuto, dando visibilità alla nostra idea e permettendo quindi di veder pubblicate, nella serata di ieri, le liste.

Qual è il tuo commento sulla mobilitazione?

Siamo felici anche se, come sempre, occorre alzare la voce per ottenere quello che è e resta un diritto sacrosanto. Il successo di #fuorileliste dimostra che in Italia c’è un forte consenso al tema delle donazioni responsabili. Le persone ci credono, e il Terzo Settore si dimostra per quello che è: uno strumento reale dell’economia, una colonna dello Stato e non solo una stampella. Fa un grande lavoro di welfare, con impegno e crescente professionalità, e il successo di ieri è la dimostrazione che quando tante persone iniziano a unirsi, i risultati arrivano. La giornata di ieri mi ha insegnato anche che il Terzo Settore difetta ancora nel rappresentare i propri interessi. Dobbiamo essere più capaci di fare lobbying, come ha dimostrato anche il recente iter di approvazione della Riforma del Terzo Settore. Abbiamo gli strumenti giusti per farlo. Se abbiniamo la giusta strategia, possiamo ottenere risultati importanti.