Docenti, alunni e genitori sono comunità forti e coese, ottime promotrici di iniziative di crowdfunding ed esempi perfetti di quel community fundraising che si prende cura del proprio territorio. Ma quali sono i segreti per raccogliere fondi per una scuola? Lo abbiamo chiesto a Lorenza Patriarca, dirigente dell’Istituto Comprensivo Tommaseo di Torino che ha trasformato la tradizionale festa in piazza di fine anno nella campagna Adotta la scuola 2020.

1. Definite un progetto chiaro

 

È importante spiegare bene il progetto ai sostenitori: qual è la cifra necessaria e per cosa verrà utilizzata: “La nostra esperienza di raccolta fondi in piazza per la scuola - spiega la dirigente - ci ha aiutato a comunicare fin da subito, anche tramite le piattaforme digitali, un obiettivo preciso e condiviso con insegnanti e genitori, capace di essere coinvolgente”.

2. Studenti e genitori, grandi risorse

 

Formate una squadra di coinvolgimento che sia la più ampia e variegata possibile. “Non sarebbe bastata solo la mia personale dedizione: in prima linea ci sono stati tutti i docenti, ma anche l’associazione di genitori e i ragazzi. Il loro ingaggio diretto non solo aumenta il senso di appartenenza alla scuola, ma fa sì che ognuno muova i suoi contatti allargando di molto la cerchia dei possibili donatori”.

3. I migliori testimonial? Gli ex allievi

 
 

Chi meglio di un ex alunno può testimoniare la bontà del lavoro della scuola e il suo impatto sulle persone e la società nel corso del tempo. Con i loro ricordi e magari i loro successi professionali, sono in grado di attivare nuovi sostenitori in modo ancora più trasversale: “Qualcuno è anche diventato Personal Fundraiser, raccogliendo donazioni per noi; gli anni scorsi un ex alunno, famoso scrittore, metteva in vendita i suoi libri per la scuola”.

4. Uno strumento: i gruppi Whatsapp di classe

 

Valorizzare il ruolo dei genitori e rendere i rappresentanti di classe dei forti collaboratori permette di attivare dei canali diretti che non sono sempre alla portata degli insegnanti: “I gruppi Whatsapp di classe sono stati un luogi di passaparola digitale: i messaggi personali contenenti sempre il link per la donazione hanno raggiunto tutti in modo capillare”.

5. Coinvolgete il quartiere

 

Tra gli stakeholders di un istituto scolastico, c’è l’intero vicinato da vedere come una risorsa per raccogliere fondi: “Abbiamo coinvolto anche quest’anno aziende e negozi del territorio, come una gelateria che ha devoluto a noi il 40% degli ordini online e un B&B che ha venduto marmellate artigianali a sostegno del nostro progetto”.

6. Fate un piano di comunicazione

 

Lanciare una raccolta fondi è anche un ottimo pretesto per cominciare a comunicare con regolarità con i propri utenti: “In particolare in questo periodo il sito e i social sono stati fondamentali per tenere i legami, dare informazioni sulle misure anti-Covid e sulle modalità di ripresa delle lezioni: e proprio in seguito a questi aggiornamenti, che riguardavano il nostro lavoro per gli alunni e non invitavano esplicitamente a donare, le donazioni aumentavano”.

7. Foto e video sui social

 

Su Facebook e Instagram per il fundraising conta metterci la faccia, anche se si tratta di scuola: “Abbiamo reso protagonista la nostra scuola attraverso le persone che la vivono ogni giorno, con foto della tradizionale festa in piazza degli anni scorsi e con un video per ogni classe che chiedeva un’offerta”.

 

8. Update e ringraziamenti immediati

 

Gli aggiornamento dell’andamento della raccolta sono utili per tenere viva l’attenzione delle persone ed pretesti per lanciare nuovi appelli: “Abbiamo monitorato costantemente i contributi, sia per ringraziare immediatamente il donatore sia per comunicare con le famiglie dei ragazzi: l’ho fatto anche tramite periodiche circolari, che hanno portato anche a donazioni ripetute”.

9. Unite eventi dal vivo e virtuali

 

Il fundraising per la scuola è digitale ma anche offline: “Dopo 14 anni di evento in piazza, con banchetti e momenti musicali, nel 2020 abbiamo dovuto ripensare tutto” racconta Patriarca. “Abbiamo voluto mantenere un appuntamento fisso con il ‘dono day’ del 7 giugno, attraverso una diretta YouTube nel quale abbiamo aperto la raccolta. Certo, gli eventi in presenza sono insostituibili per avere il contatto diretto con le persone: ad esempio non stiamo spedendo a casa dei donatori i piccoli gift che abbiamo preparato, perché vogliamo consegnarli dal vivo. Ma in futuro manterremo entrambe le formule”.

10. Insistete, con il digitale è più facile

 

L’imbarazzo nel chiedere e i dubbi di essere troppo insistenti sono il principale ostacolo a lanciare iniziative di crowdfunding. Con gli strumenti digitali, però, anche questa difficoltà è più attutita: “Email, post sui social o messaggi Whatsapp sono comunicazioni più mediate e quindi meno invasive: ho trovato che online sia più semplice insistere un po’, sempre con gentilezza e discrezione”.